GP UNGHERIA: LA FERRARI VOLA, PROBLEMI FAMILIARI IN CASA MERCEDES

Seconda doppietta Ferrari nel 2017, piloti Mercedes sempre più rivali, disastro Red Bull

Il gran premio di Ungheria doveva essere necessariamente vincente o quanto meno il più favorevole possibile per la Scuderia Ferrari, soprattutto dopo la quasi totale sconfitta di due settimane fa avvenuta in territorio inglese, patria dei motori e di Hamilton ma soprattutto patria di una delle sfortune più grandi per la Ferrari che ha visto la foratura della stessa identica gomma su entrambe le monoposto, per giunta all’ultimo giro. Doveva essere vincente e così è stato.

La Ferrari ha vinto ma non con una vittoria normale, ha stravinto con un grandissimo lavoro di squadra. Fin dalla vigilia si sapeva che la pista dell’Hungaroring sarebbe stata congeniale rispetto alle caratteristiche della SF70-H ma soprattutto si sapeva che il team di Maranello voleva e doveva vincere. Tante novità tecniche, pacchetti aerodinamici nuovi e motori sviluppati sono state portate da quasi tutte le squadre, ma diciamolo, a noi interessano i contendenti al titolo, Ferrari e Mercedes. Le novità Mercedes non erano così vistose, o forse non erano così sostanziali come quelle Ferrari che ha introdotto un nuovo fondo che però, al venerdì, su suggerimento Mercedes ai commissari di gara, è stato bandito perché fletteva troppo. Venerdì per tutta la notte i meccanici Ferrari hanno lavorato per rimontare il fondo vecchio su entrambe le vetture e sono state fatte tutte le modifiche necessarie per mettere in pista al sabato una monoposto performante anche senza la grande novità.

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Il sabato con le libere sarebbe stato il giorno della verità, la domanda era: la monoposto funziona anche senza il nuovo fondo, o è un pezzo di titanio e carbonio inguidabile? La risposta è arrivata come un lampo, il lampo rosso che Vettel e Raikkonen lasciavano sul monitor dei tempi ogni volta che terminavano un giro veloce. Libidine. La macchina funziona, era veloce e almeno durante le libere, le due Mercedes non riuscivano a replicare i tempi delle rosse. Tra le 12 si sabato e le 14 la domanda che girava nel paddock e anche tra i tifosi a casa era sempre la stessa, quanto Mercedes si è trattenuta con le prestazioni e di quanti decimi distanzierà le altre monoposto a fine qualifica?

Zero. Zero sono i decimi che la Mercedes ha dato alla Ferrari perché così come accadde a Montecarlo, è stata la Ferrari a dare decimi a tutti e lo ha fatto con entrambe le vetture catturando tutta la prima fila. Domenica di passione e sofferenza si profilava all’orizzonte, e così è stato.

La partenza è stata regolare senza nessuno scatto fulmineo ne partenze a rallentatore, i due Ferrari sono arrivati alla prima curva in prima e seconda posizione con Kimi che ha difeso Vettel e non lo ha attaccato anche se era nettamente più veloce, i due Mercedes che partivano in terza e quarta posizione sono rimasti al loro posto, i problemi sono sorti come sempre con il buon Verstappen che in curva due ha deciso di fare la curva in maniera molto aggressiva, sfidando le leggi della fisica e piombando addosso al suo compagno di squadra che si è fermato subito dopo curva tre, non dopo aver lasciato in pista metà dell’olio che la sua Red Bull aveva imbarcato. Gara finita per un pilota che durante le libere aveva mostrato di avere una vettura molto performante tanto da impensierire la prima fila. Sui social volavano critiche da ogni parte nei confronti del giovane Max che secondo molti doveva essere punito più spesso nelle gare precedenti al fine di evitare situazioni simili.

Tornando alla gara, a parte qualche toccatina nelle retro vie, è da segnalare la prestazione della McLaren Honda che partendo dalla settima e ottava posizione, rispettivamente con Alonso e Vandoorne, si è giocata per tutto il gran premio la sesta, contro Carlos Sainz. Davanti, davanti nelle prime quattro posizioni, cosa succedeva? Si ballava la samba, le due Ferrari avevano un ritmo molto buono e le due Mercedes non riuscivano ad avvicinarsi e non riuscivano nemmeno a stare vicine tra loro, tanto da far pensare a Verstappen di poter insidiare la quarta posizione occupata da Hamilton. Quando la tua squadra del cuore è in prima posizione in un gran premio, la cosa che i tifosi ma soprattutto gli ingegneri al muretto box fanno, è pregare, pregare che non si rompa nulla e che tutto prosegua per il meglio.

La domenica ungherese prima della metà gara ha segnato delle lesioni permanenti nei cuori ferraristi. Prima della sosta ai box, quindi prima del trentesimo giro, un team radio di Vettel comunicava al suo ingegnere che lo sterzo della SF70-H tirava a sinistra. Vabbè dai niente di che, è un po’ come sulle nostre macchine normali, se non si fa una buona convergenza la macchina tende alla deriva. Purtroppo non è così, su una monoposto di F1 se succede una cosa del genere, è segno premonitore di una possibile rottura. Dagli on board era evidente il problema, tanto che Vettel per potere tenere la vettura dritta in rettilineo a 305 Km/h doveva girare completamente lo sterzo; mancavano oltre quaranta giri, disastro totale. Il walzer dei pit stop inizia al trentesimo giro e alla fine le posizioni rimangono invariate, ma le due Mercedes con Bottas e Hamilton erano molto più vicine alle due vetture di Maranello. Team radio dai box Ferrari chiedevano con insistenza al pilota tedesco di non usare i cordoli in curva per evitare possibili rotture, è come se ad un uccello si chiedesse di volare ma senza sbattere le ali. Quaranta giri lunghissimi, ogni giro durava un’ora, i battiti cardiaci di chi scrive erano saliti a livelli limite, Kimi che aveva più ritmo di Vettel è rimasto dietro al capo squadra per proteggerlo dal possibile attacco prima di Bottas e poi di Hamilton, Vettel andava sempre più piano rispetto agli avversari e la vittoria sembrava quasi un miraggio. Prima ho detto, dal possibile attacco prima di Bottas e poi di Hamilton, ma cosa è successo? Hamilton come al solito in modalità hammer ha passato il compagno di squadra? No. C’è stato un ordine si scuderia, che era facilmente auspicabile, ma che Bottas ha reso palese al mondo intero fermandosi letteralmente in curva uno e lasciando passare Lewis. Lewis si è messo così a caccia delle due rosse ma non è stata mai una caccia che impensieriva i piloti Ferrari o quanto meno quell’angelo di Kimi Raikkonen venuto dalla fredda Finlandia che con il sacrificio fatto si è meritato il rinnovo del contratto almeno per un altro anno. Dato che la caccia di Hamilton non si è rivelata subito proficua il team, in maniera molto perentoria, ha comunicato al pilota inglese che se nel giro di cinque giri, che alla fine dei conti sono diventati venti, non avesse superato almeno la Ferrari di Kimi, avrebbe dovuto restituire la posizione al compagno di squadra. Intanto giro dopo giro le due Ferrari erano sempre in prima e seconda posizione e Vettel con tutta la presenza del grave problema allo sterzo, faceva segnare tempi di tutto rispetto che alla fine degli ultimi due giri hanno portato Hamilton a desistere e a dover restituire, anche lui in maniera molto plateale, la posizione al compagno di squadra che quindi ha concluso in terza posizione. Con le due monoposte rosse in prima e seconda posizione e con le lacrime di commozione nel box del presidente Marchionne.

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Ci voleva. Una doppietta Ferrari ci voleva per rassicurare tutti che la monoposto rossa è in grado ancora di lottare per il mondiale. È bello andare in vacanza sapendo che Vettel è ancora in testa al mondiale con quattordici punti di vantaggio su Hamilton, è bello vedere Toto Wolff che si dispera per i tre punti che Hamilton ha dovuto sacrificare nei confronti del compagno di squadra, è bellissimo sapere che la Ferrari ha un pilota come Kimi Raikkonen che rinuncia ad una sua vittoria per lasciarla al capo squadra, è fantastico sentire l’Inno di Mameli che risuona sul podio.

L’augurio è di poterlo sentire nuovamente il 27 agosto in Belgio sul famigerato circuito di Spa-Francorchamps che da sempre è considerato l’università della F1 e dove il professore per eccellenza è Kimi Raikkonen.

Buone vacanze.

Giovanni Crescenzi

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