Salvini e il Sud senza memoria e senza storia

Di ritorno da una nota località della Puglia, mi sono soffermato a riflettere su ciò che avevo visto in quei luoghi. E oltre la meravigliosa bellezza delle acque e delle terre pugliesi, è risaltata alla mente anche un’altra immagine, diversa da quelle precedenti, più sconsolante.

Pareva impossibile qualche anno fa, ma in questa località pugliese, come in tutto il Sud, sono nati circoli di “Noi con Salvini”.

Liga

Doveroso, dunque, è chiedersi come sia stato possibile che una Liga nata per raggiungere l’autonomia del Nord, che non ha riconosciuto le cause socio-economiche dell’arretramento del Sud in quella che Gramsci chiamava la “piovrizzazione” del Sud ad opera sabauda, sia potuta radicarsi al Sud in tal modo. Come è possibile, che un partito che ha costruito la propria identità sullo scontro con il “meridionale” sinonimo di inefficienza, disonestà e improduttività, che ha reso la questione meridionale, astorica, asociale, e antropologica, oggi si riesca a radicare così in quei territori che ha tanto denigrato.

Non è necessario riportare qui il famoso canto denigratorio anti-napoletano (anti-meridionale) per non ricordarne il testo. E a cantarlo, a Pontida, c’era anche l’attuale leader della Lega, Matteo Salvini.

Ma se è comprensibile (anche se non condivisibile) il mutamento quasi antropologico della Lega, in cerca di un più grande bacino elettorale, puntando ad essere una delle prime forze per il Paese, non è per nulla accettabile questa sorta di revisionismo storico in chiave amnesica di molti meridionali. Come se tutto quello detto e fatto in precedenza fosse stato dimenticato, incorriamo spesso e spiacevolmente in una adulazione del segretario della Lega, da parte di coloro che prima, erano stati etichettati, derisi e insultati dallo stesso segretario che adesso inneggiano. E farebbe ridere, se non facesse piangere.

Sempre più attuali, dunque, le parole di Pasolini che sul Corriere della Sera scriveva: “Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero.”

pasolini-e-totò

E proprio nell’oblio dell’etere televisivo, tutto sembra passare inosservato, in tal modo da venir dimenticato.

E dimenticando tutto ciò che è stato, divenendo senza memoria e senza storia, molti dei nostri concittadini, in una situazione di crisi politica e quasi istituzionale, appoggiano un denigratore del Sud, non accorgendosi di aver mutato la loro condizione. Da prede a carnefici. Costoro sono divenuti il nuovo Nord, contro il Sud del mondo, “il risultato geopolitico di un malessere profondo”, che ostinatamente, come accadeva nel passato, non vogliono capire né cercare di cambiare.

Francesco Belmonte

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