E adesso parliamo di Wright

Partiamo dalla fine: il 7 settembre uscirà in Italia “Baby driver”, l’ultima fatica di Edgar Wright. Nel resto del mondo è già uscito da un po’ o lo farà a breve. Il film è un delirio visivo eccezionale, che si pone in una posizione privilegiata nel percorso del regista britannico.

Ma chi è Edgar Wright? Semplicemente uno dei cineasti più interessanti di tutto il panorama cinematografico europeo.

L’esordio risale al 1995 e alla commedia western “A fistful of fingers”, ma è nel 2004 che Wright si presenta come talento purissimo con “L’alba dei morti dementi”, il primo film della geniale “trilogia del cornetto”, di cui fanno parte anche “Hot Fuzz” e “La fine del mondo”. Il fil rouge dei tre film, infatti, è proprio la presenza del classico cornetto algida in alcune particolari situazioni. Nel primo è alle fragole, per richiamare il rosso del sangue e dell’horror, nel secondo è blu, collegato allo stile pseudo – poliziesco, nel terzo è verde alla menta con scaglie di cioccolato, chiaro riferimento agli elementi fantascientifici di “La fine del mondo”. “È la nostra versione della Trilogia di Kieślowski" ha detto il regista.

baby driver

In questi tre film, insieme a “Scott Pilgrim vs. the World” (2010), prende forma una concezione estetica della commedia particolarissima. Attraverso un uso sfrenato dei colori e del montaggio Wright veicola sempre la sua visione del mondo nel modo migliore possibile, attraverso la risata. Ma siamo più dalle parti della commedia all’italiana e di Wes Anderson, quindi dietro alla parodia e al grottesco si cela un cinismo di fondo che rende i film del regista inglese delle rarissime perle.

In ogni caso i due elementi fondamentali, senza i quali il cinema di Wright non potrebbe esistere, sono i colori e la musica. Il colore viene utilizzato come parte integrante del processo narrativo, così come la musica. Questi due elementi si fondono per dare vita a delle scene memorabili. Già ne “L’alba dei morti dementi”, guai a confonderlo con una commedia demenziale alla “Scary Movie”, assistiamo alla scena meravigliosamente cult della lotta contro gli zombie al ritmo di “Don’t stop me now”.

E quest’ultimo “Baby Driver” è una summa di tutte le esperienze maturate nei lavori precedenti. Il film prende ispirazione dal video musicale di Blue Song dei Mint Royale, diretto proprio da Wright. E in effetti “Baby Driver” si presenta con un’aria da videoclip, ma non ne rappresenta affatto un limite.
Colonna sonora e azione coincidono, si amalgamano e trattengono il film in un limbo meraviglioso tra musical, commedia e thriller spietato.

L'alba dei morti dementi

La forza del film è proprio nel suo spirito anarchico, completamente folle, ma soprattutto mai banale o ammiccante verso il pubblico. Se un personaggio deve morire, muore, se un personaggio deve perdere l’innocenza, la perde, punto. Non esistono momenti di redenzione o di salvezza tipici della commedia americana, qui è tutto paradossalmente più “reale”, pur essendo totalmente fuori di testa e irrazionale.

Wright ha finalmente potuto sperimentare un budget enorme e i risultati più evidenti sono due:
1) Non è assolutamente caduto nell’errore di “vendersi” agli incassi facili o alle trame deboli di molti film hollywoodiani, ma ha saputo imprimere con ancora più forza il suo stile e le sue idee.

2) La regia è fenomenale, funzionale a una sceneggiatura scritta benissimo dallo stesso Wright, che è anche un ottimo scrittore. In più le scene d’azione sono di gran lunga superiori alla maggior parte dei film d’azione usciti negli ultimi vent’anni.
Quindi il 7 settembre uscirà nelle nostre sale “Baby Driver”. Andatelo a vedere e, se non lo avete ancora fatto, recuperate i film precedenti di Edgar Wright. Fidatevi, non ve ne pentirete.

Claudio De Angelis

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