Gli anni passano, le idee restano. Ma la Mafia esiste ancora

Il 19 luglio si sono compiuti 25 anni dalla seconda strage mafiosa più sconvolgente di sempre insieme a quella di Capaci, quella di via d’Amelio.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non ci sono più. Da quei terribili maggio e luglio del 1992. Da allora, ancor più di quando lavoravano insieme giorno e notte nella loro terra, la loro amata Sicilia, vengono ricordati insieme come una persona sola.

Due menti illustri che hanno portato alla luce la pancia più oscura dell’Italia, quella che nessun altro era mai riuscito a nominare, combattere e mettere in difficoltà.

La mafia è un fatto umano e come tale ha un inizio ed avrà una sua fine, è vero, ci ha insegnato Falcone. Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ne ha muore una volta sola, ci ha detto Paolo (Borsellino, ndr).

Frasi, idee, azioni concrete che due uomini, prima ancora che magistrati, hanno saputo determinare una consapevolezza forte ed inedita sul mondo nascosto ed innominabile della Mafia. Una consapevolezza che da lì in poi, dai maxiprocessi, dagli arresti sempre più frequenti dei boss (e non solo), è accresciuta fino ad oggi, con speranze per il futuro.

Il mondo della mafia che in quegli anni si intrecciava con quello delle Istituzioni, dei poteri forti. Falcone e Borsellino hanno combattuto insomma contro tutto e tutti. Non solo contro i malavitosi bensì anche contro la politica che proprio con loro faceva affari, creava reti di accordi per restare sul territorio, senza farsi la guerra.

Falcone e Borsellino erano le loro inchieste, erano le interviste in cui ribadivano senza sosta la necessità di parlare del fenomeno mafioso. Parlarne in radio, in televisione, sui giornali. In tutte le sue fattezze.

Da allora la mafia è cambiata, diventando sempre più imprenditoriale, affarista, espansiva e aziendalista. Lasciando quasi del tutto al suo passato la propria natura attentatrice, evolvendosi e maturando una forza economica via via più completa, stabile e onnipresente sull’intera penisola.

In tempi come quelli di oggi in cui da un lato si esulta dinnanzi a notizie di sequestri di beni e proprietà mafiose con annessi arresti di latitanti; dall’altro ci si rassegna per scandali e inchieste su appalti, tangenti e roba di quel genere che continua a tenere legata la politica alla Mafia, aumenta più di tutto il senso di incognita, un “Perché?” gigantesco e soprattutto il dubbio sul fatto che l’opera e l’operato di due come Falcone e Borsellino possa o meno aver avuto un seguito reale.

Si fa fatica, oggi, dopo che in questi 25 anni di mafia se n’è parlato e se ne parla eccome, a pensare ad un punto finale prossimo è realmente pensabile, raggiungibile. Certo la forza trasmessaci da quei magistrati lì, i più grandi di sempre, e la passione che oggi spinge molti ragazzi ad immergersi nel mondo della politica, possono e devono rappresentare i fermi punti di partenza da cui agire e parlare, instancabilmente, della Mafia.

Ovvio è che non bastano solo le due giornate commemorative annuali, i loro messaggi, il loro esempio deve impregnare i nostri interessi sul mondo che ci circonda deve farci tenere sempre e comunque gli occhi sbarrati. Perché avrà una fine, quel fenomeno là, non dobbiamo averne paura.

@MauroGiansante

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