L’Ussaro d’America

Quando in futuro guarderemo indietro per cercare di dare forma, significato o una semplice direzione agli anni di Donald Trump (impeachment permettendo) per tentare di “distillarne una dottrina”, peseremo i fatti e le scelte, ma anche le parole. Da questo punto di vista l’appena concluso G20 di Amburgo presenta pochi spunti degni di nota.

Il main event, ovvero il primo incontro vis-a-vis con Vladimir Putin, ovviamente, non ha sciolto il nodo scorsoio del disordine mondiale né, come era altrettanto prevedibile, ha rappresentato il reset del rapporto disfunzionale tra le due potenze.  Se si esclude l’apparente tregua sulla Siria, nella cui implementazione poniamo tutta la (poca) fiducia che ci è rimasta, il meeting si è risolto in una parata di cortesia e virili strette di mano per dimostrare le buone intenzioni e la “chimica positiva” dei due capi di stato. A livello profondo e strutturale le tensioni rimangono, eccome se rimangono.

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Per questo motivo, se volessimo trarre qualche elemento per definire in futuro questa “Dottrina Trump” non è ad Amburgo che dobbiamo guardare, ma a Varsavia. Pochi giorni prima del Summit dei 20 Trump si è recato a Varsavia, dove di fronte ad una gremita piazza Krasinski ha tenuto un discorso fondamentale.

“Secondo la Casa Bianca è uno dei più importanti discorsi della sua presidenza” si legge su Axios. Bill Kristol del Weekly standard, ammette controvoglia che “Il discorso di Trump è stato di alto livello ed eloquente” lanciando successivamente l’Hashtag #CreditWhereCreditIsDue. Roger Kimball è andato un po’ troppo oltre: “Se volete sapere perché Donald Trump passerà alla storia come un grande presidente ascoltate il suo discorso a Piazza Krasinski”.

Ma cosa ha detto Trump a Varsavia? E perché è così importante?

Le prime parole del discorso sono tutte per il popolo polacco: Trump esalta “il trionfo dello spirito polacco su secoli di immense difficoltà” in chiaro riferimento all’era comunista e l’occupazione nazista (dalla quale tra l’altro la piazza celebra la liberazione). Il Tycoon continua con eloquenti parole per Giovanni Paolo II, considerato un vero e proprio eroe nazionale in Polonia, elogiandone il ruolo chiave nella lotta al regime.

Molti analisti hanno sottolineato come Trump abbia deciso di visitare Varsavia prima del G20 per assicurarsi un benvenuto più caldo rispetto a quello che avrebbe ottenuto più a occidente. L’intesa con il partito al governo “Legge e Ordine” su temi caldi come immigrazione, temi etici e stampa spiegano ampiamente le cinquantamila persone accorse soprattutto dalle campagne.2017-07-06t104916z-1359736120-rc122454c9e0-rtrmadp-3-usa-trump-poland.JPG

Ma è la seconda parte del discorso, quella più “oscura e conflittuale” che desta maggiore interesse. Fin ora è questo il discorso pubblico che meglio di qualsiasi summit, incontro bilaterale o tweet espone le ragioni, gli interessi e le preoccupazioni strutturali degli Stati Uniti (non solo di Trump, sia ben chiaro) in questo preciso momento storico.

” è necessario che la Russia cessi le sue attività destabilizzanti in Ucraina e in altri Paesi e di smettere di sostenere regimi criminali come la Siria e l’Iran e unirsi alla comunità delle nazioni responsabili nella lotta al terrorismo islamico e in difesa della civilizzazione”

A discapito di quanto visto al summit di Amburgo, la situazione che Trump descrive è diversa: nel breve termine è possibile trovare un’intesa sulla Siria (come in effetti è successo), ma alla lunga tale intesa è subordinata all’eventualità che la Russia abbandoni i propri alleati in Medioriente e rinunci ai propri interessi in Ucraina. Se queste sono le intenzioni, la tragedia siriana non è destinata a risolversi nei prossimi mesi o nell’anno venturo.

“È per questo che la mia amministrazione ha chiesto a tutti i membri della NATO di accettare i propri doveri finanziari. Come risultato di questa mia insistenza, miliardi di dollari sono confluiti nella Nato. E molti altri ne confluiranno da quelle nazioni che, dal mio punto di vista, non avrebbero pagato così facilmente”

Trump continua ribadendo la (discutibile) importanza che la NATO continua a rivestire in Europa, elogiando l’impegno della Polonia nel sostenerla e rimproverando l’Europa per la scarsa collaborazione riesumando la nixoniana retorica del “Burden Sharing”. Il complesso militare, che nel gabinetto Trump ha ampia voce in capitolo, ha sottolineato l’importanza che l’Alleanza Atlantica deve continuare a rivestire nell’affrontare le minacce del futuro.

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 “La questione fondamentale dei nostri tempi è capire se l’Occidente ha la volontà di sopravvivere, abbiamo fiducia nei nostri valori per difenderli a qualsiasi costo e abbastanza rispetto per nostri cittadini per proteggere i nostri confini. Abbiamo il coraggio di preservare la nostra civiltà di fronte a chi vorrebbe sovvertirla distruggerla”.

L’ultima parte Trump passa ad un altro tipo di retorica, quella tagliente e pericolosa dello “scontro delle civiltà”. Il linguaggio di Trump riflette la visione del mondo dei suoi consiglieri più stretti (ad esempio Steven Bannon) che con spirito di crociata divide gli stati in buoni e cattivi, pacifici e bellicosi, Noi contro Loro. Questo approccio rende la coesistenza difficile e rischia di avvelenare la diplomazia, che diventa un campo di battaglia: “Ogni centimetro di terreno e di Civiltà vale la pena di essere difeso non la vita […] Alcune volte è una battaglia tra le nostre idee, la nostra volontà, il nostro spirito”.

 

Alessandro Lazzarini

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