Papa Francesco: l’ultimo Rivoluzionario

Oltre la deflagrazione delle sinistre.

Nella “notte del mondo” delle sinistre, in cui le stesse hanno abbandonato lo spirito del progresso, per abbracciare quello dello sviluppo di memoria pasoliniana, a baluardo della classe dei lavoratori non vi si scorge alcuna formazione politica il cui peso strategico sia tale da poterne garantire effettivamente ed efficacemente la difesa.

Diviene, dunque, di particolare importanza l’intervento della Chiesa nel panorama politico, teso a guidare e a portare sulla retta via le menti dei governanti della pòlis, che come Orlando hanno perso il senno. Spetterà, dunque, ad uno “Astolfo” ritrovarlo.

In questa versione, tutt’altro che tradizionale, del poema, il nostro Astolfo è la Chiesa, in particolare la Dottrina sociale della Chiesa, che si incarna, di questi tempi, nella figura di Papa Francesco.

papa-bergoglio-comunista-mujica.jpgNella “notte in cui tutte le vacche sono nere”, destra e sinistra si confondono nell’adulazione del metafisico Mercato, nel quale e per il quale entrambe agiscono senza mai agire veramente. Si è dunque costretti ad una “alternanza senza alternative”, nella progressiva diminuzione dell’importanza di quei Diritti considerati, nei lontani tempi del passato, sacri.

Appare, in questa epoca, fondamentale il ruolo di Papa Francesco. La sua posizione è stata chiara sin dall’inizio del suo pontificato. Utile, per capire il suo impegno, è la lettura di un estratto del paragrafo 189 della sua enciclica Laudato si’.

“La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura.”

Sembra proprio che in antitesi a quell’ Etsi Deus non daretur di rusconiana memoria, sia da valutare l’enorme importanza del connubio tra una “ubiquità morale pedagogica”, una lotta per i diritti del lavoro, e al contempo una continua riflessione teologica, all’interno della Chiesa di Papa Francesco.

La Chiesa, dunque, si ritrovava a perpetuare, seppure mutatits mutandis, quel ruolo di contenitore valoriale che avuto nella fase post-Illuminismo. “Il dinamismo della fede”, di cui parla Paolo VI nell’ Octogesima adveniens, assume un ruolo pedagogico, paideutico nell’esercizio della funzione governativa della res publica, che non deve esaurirsi nei “gretti calcoli dell’egosimo” della leadership partitica.

papa-bergoglio-comunista-falce-martello.jpgGli appelli del Papa, si riflettono nell’appello di tutti coloro, atei e cattolici, che hanno perso una guida partitica che possa tradurre nella sintesi politica le istanze sociali di parte. E allora, è il Vicario di Cristo, che si assume il compito di spiegare la distinzione tra imprenditore e speculatore. L’imprenditore come buon pastore che ama la sua impresa, che ama i suoi lavoratori. Lo speculatore come quello che nel Vangelo Gesù chiama mercenario, per cui tutto è mezzo, tutto è lecito, per il profitto. È il Vicario di Cristo che si assume il compito di spiegare che senza lavoro non c’è dignità, che non serve reddito ma lavoro, che “è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”.

E quando ci si accorge, con le parole di Pio VI, che “Socialismo burocratico, capitalismo tecnocratico, democrazia autoritaria manifestano la difficoltà di risolvere il grande problema umano della convivenza nella giustizia e nella uguaglianza”, è doveroso riconoscere nella figuradi Papa Francesco, l’ultimo grande rivoluzionario.

Francesco Belmonte

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