Prodi: tra alleanze traballanti e politica a colpi di tweet

La cultura in questo paese è sempre un azzardo.

E lo è ancor di più fare qualcosa di culturale, qualcosa che può portare la massa ad elevarsi tramite l’informazione, quella vera, e tramite le parole di persone autorevoli.  Ma con “La Repubblica delle Idee” svoltasi a Bologna dal 15 al 18 di questo mese quest’elevazione della massa potrebbe essersi verificata.

Ma parliamo di qualcosa di più concreto. Sul palco di tale manifestazione ha fatto la sua apparizione, tra gli applausi e le richieste di selfie, niente di meno che Romano Prodi.

Il cofondatore del Pd, quello delle origini, non il “Partito di Renzi”, che non molto tempo

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fa aveva affermato “la mia tenda è vicino al Pd”, quindi né troppo vicina né troppo

lontana, quel tanto che basta per farlo andare avanti da solo pur stando a guardare le sue azioni; si è espresso su un’ipotetica unione per un’eventuale campagna elettorale di Pisapia e Renzi.

Prodi ha cercato infatti di far avvicinare il leader di Campo Progressista e l’ex premier, il quale si sarebbe poi mostrato favorevole ad una apertura verso l’ex sindaco di Milano; anche se ciò gli è costato l’allontanamento di un’altra componente della sinistra: Mdp. In pratica per dar retta, e nemmeno così tanto, ad uno si finisce per farsi quasi nemico l’altro, come all’asilo.

D’altronde, la sinistra è divisa in tante anime fin dalla notte dei tempi; però il Professore ha provato a lanciare delle timidissime basi per un’Unione, in memoria di quella fatta nel 2006, dicendo di Renzi e Pisapia che “non sono incompatibili se si parte dal programma. Quello dell’Unione forse era eccessivo, ma meglio quello di un tweet”. Ed è proprio questa la parola magica, la parola che fa effetto. Si potrebbe pensare che Prodi l’abbia fatto per colpire Renzi e probabilmente è così, ma il destinatario è chiunque utilizzi twitter o i social in generale per fare politica. Dal punto di vista di un uomo della vecchia politica può essere una critica più che legittima e forse è anche vero che non sta in piedi il confronto fra le 262 pagine del programma dell’Unione della sinistra presentato nel 2006 e gli strettissimi, per chi non ha il dono della sintesi, 140 caratteri di Twitter.

Ma purtroppo in quest’epoca in cui hanno tutti fretta, è la velocità di Twitter la regina della comunicazione politica e non;  infatti grazie a questo potentissimo social network si è sempre sulla scena pubblica, molto più di facebook, inoltre il dilagare della stupidità umana, senza contare l’esibizionismo in questa piattaforma sono molto contenuti; poi, stando alle parole dei renziani,  sicuramente in risposta all’affondo del Professore, “per comunicare con i cittadini servono anche i tweet, facebook e i social”.

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Tutto giustissimo, ma potrebbe verificarsi un effetto contrario, questo coinvolgimento smanioso dei cittadini nella politica porterebbe, o lo ha già fatto, ad un ripiegamento su se stesso dell’interesse delle persone per la “cosa pubblica”, che se da un lato non incoraggia, fortunatamente, chi crede di avere qualcosa da dire su tutto, dall’altro porta ad aumentare questo disinteresse per il presente e ancora di più il futuro del proprio paese che, oltre ad essere estremamente triste, è anche estremamente grave. E se la politica ormai non è più di interesse pubblico, forse potrebbe tornare ad esserlo la cultura, ovviamente non quella di massa, ma quella le cui opere letterarie (purtroppo?)  non entrano in 140 caratteri.

Alessia Rossitto

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