Formato Macron

Ovvero: perché la vittoria alle Elezioni Legislative rende Emmanuel Macron il leader più potente del mondo…occidentale

 È fatta! In teoria mancherebbe solo l’arrivo di Papa Francesco a Parigi per la definitiva consacrazione a Notre Dame e poi Emmanuel Macron sarebbe definitivamente il nuovo Imperatore dei Francesi.

Probabilmente anche lui toglierebbe la corona dalle mani del pontefice per dire “Dio me l’ha data, guai a chi me la toglie”.

Eppure, senza scomodare Sua Santità che è poco incline ai viaggi contrariamente al suo predecessore polacco, la vittoria di Macron ha comunque del divino. Quantomeno del paranormale.

Il Ministro dell’Economia della presidenza più impopolare della storia di Francia fonda un movimento progressista ed europeista in un paese morso dalla crisi economica e securitaria e in balia degli estremismi e vince. Al primo turno arriva primo con il sostegno di un elettore su quattro per poi soffocare la sbandierata riscossa nazionalista di Marine Le Pen con l’aiuto, più o meno spontaneo, di due francesi su tre.

E quindi, dopo lo storico 32% della scorsa settimana ottenuto da La République En Marche, risultato reso ancor più spettacolare dal calo simultaneo di tutti gli altri partiti, estrema destra e sinistra radicale in primis, Macron bissa. Ai ballottaggi, necessari per eleggere a maggioranza assoluta i deputati nelle loro circoscrizioni, il movimento del giovane presidente sbaraglia tutte le opposizioni.

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Con la complicità di un’astensione mai vista che si mette in scia alla deludente affluenza della scorsa settimana, La République En Marche! conquista la maggioranza assoluta. Un risultato impensabile un anno fa, quando nessuno sommetteva sul giovane ministro, ma neanche qualche settimana fa, quando all’indomani del secondo turno erano in tanti, specie fra i repubblicani, a sbandierare una coabitazione.

Macron, sebbene non sfondi la soglia mitica dei 400 deputati su 577, avrà quasi i tre quinti dell’Assemblée Nationale. Una pattuglia di oltre 360 parlamentari, perlopiù divisi fra accattivanti novellini e abili riciclati, fedelissimi al Presidente della Repubblica, unico artefice della loro vittoria.

Alla granitica coesione del gruppo parlamentare che sosterrà il Governo di Edouard Philippe, promettente Primo Ministro repubblicano scelto da Macron, si aggiunge la farraginosità delle opposizioni.

I principali avversari della maggioranza presidenziale sono Les Républicains che, pur evitando il secondo disastro dopo l’esclusione di Fillon dal secondo turno delle presidenziali, perdono terreno. Il centrodestra, infatti, supera la barra morale dei 100 deputati grazie all’incontestabile preparazione dei suoi notabili territoriali. Si tratta però di un goal della bandiera che non risolve le pulsioni, manifestatamente centripete, che rischiano di spaccare la compagine popolar-conservatrice. La difficile sintesi sarà affidata al valido François Baroin (segnatevi questo nome, ne riparliamo fra cinque anni) che dovrà conciliare chi vuole opporsi fieramente a Macron e chi, invece, vuole collaborare con il suo governo riformista.

A sinistra la situazione è drammatica, sai che novità. Pur conservando qualche circoscrizione, i socialisti evaporano sul piano nazionale passando da 280 a meno di cinquanta seggi. Ghigliottinato lo sciatto primo segretario Cambadélis, come se la colpa fosse sua e non del fu Hollande.

Onore delle armi, invece, alla France Insoumise che, approfittando del naufragio del Parti Socialiste, porta la sinistra radicale ad eleggere ad un insperato gruppo di oltre venticinque deputati. Il sinistrorso Mélenchon festeggia, dimenticandosi di aver quasi dimezzato i suoi voti dalle appena passate presidenziali.

Dimezzati anche i voti della fresca deputata Marine Le Pen che deve accontentarsi di sette otto amici nazionalisti. Un magro bottino per colei che avrebbe dovuto essere la nuova Marianne.

Alla fine della fiera, malgrado qualche trascurabile sbavatura, il plebiscito c’è stato e Macron è il nuovo Imperatore dei Francesi.

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Una situazione analoga non accadeva dall’ascesa di Charles de Gaulle.

La Francia, in bilico fra coraggio e disperazione, silenzia le opposizioni per consegnarsi totalmente al giovane Presidente della Repubblica che, da oggi è il leader più potente del mondo occidentale.

Più potente di Donald Trump, inseguito dalla giustizia con uno scandalo che a confronto il Watergate è un’indagine per don Matteo.

Più potente di Angela Merkel, su cui aleggia l’ennesima grande coalizione con l’inviso socialdemocratico Martin Schulz.

Più potente di Theresa May e Matteo Renzi, entrambi ostaggi di partiti riottosi e maggioranze parlamentari fragilissime.

L’enfant prodige della politica europea ha pieni poteri militari, giudiziari ed economici ed il suo partito ha una maggioranza mai vista in Parlamento. Solo Vladimir Putin ha poteri analoghi a quelli di Emmanuel Macron, con la differenza che il presidente francese è stato votato in libere elezioni. Già, le libere elezioni, prodotto D.O.P. dell’occidente. Gustatevelo, non lo troverete altrove.

Nasce oggi l’Europa Formato Macro…n.

Andrea Bonucci

( @AndreaBonucciUE )

 

 

 

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