Alien che vai, Ridley Scott che trovi

Qualche settimana fa è uscito “Alien: Covenant”, secondo prequel della saga di Alien. Anche questo, come il precedente “Prometheus”, è stato diretto da Ridley Scott, uno dei registi che ha contribuito maggiormente alla storia del cinema e, più in particolare, alla fantascienza. Ma andiamo a vedere nello specifico l’evoluzione del mondo dove vive il temibile xenomorfo.

1979. “Alien”, di Ridley Scott, è un fulmine a ciel (non) sereno nella cinematografia mondiale. Il regista britannico si avvale di un comparto tecnico eccezionale per dare vita a un capolavoro immortale, coadiuvato da H.R. Giger e Carlo Rambaldi nella creazione dello storico parassita alieno. “Alien”, con le sue atmosfere particolarissime, in bilico tra Kubrick e Romero, è un film imprescindibile, che va visto a tutti i costi.

alien

1986. Stavolta tocca a James Cameron mettere mano allo xenomorfo e all’indimenticabile personaggio di Ellen Ripley, interpretato da Sigourney Weaver. In “Aliens – Scontro finale” gli alieni “vengono fuori dalle fottute pareti”. Il regista canadese abbandona quindi la regia precisa e claustrofobica del primo “Alien” per scatenare uno scontro frontale tra esseri umani e alieni. Rimane comunque il substrato di critica feroce all’umanità e alla sua necessità di sfruttamento di qualsiasi cosa, non per i fini più nobili.

1992. “Alien 3”, diretto da David Fincher (tra l’altro al suo primo lungometraggio) è sicuramente il meno riuscito della saga. Non per questo è un brutto film, ma gli effetti speciali non sempre all’altezza dei suoi predecessori e una caratterizzazione della vicenda piuttosto parziale lo rendono purtroppo un film debole.

1997. Jean-Pierre Jeunet, il regista de “Il Favoloso mondo di Amélie” per intenderci, dirige un film molto interessante, “Alien – La clonazione”. Spesso ci si dimentica, o comunque si tende a non considerare come si dovrebbe questo quarto capitolo. Eppure è un ottimo film che, per esempio, già si pone a un livello superiore rispetto ad “Alien 3”.

E arriviamo al 2012, l’anno in cui è uscito “Prometheus”. Maltrattato dalla critica mondiale, in realtà il primo prequel di “Alien” non è affatto un pessimo film, anzi. In questo caso si entra nel merito di tematiche di non poco conto, per quanto già largamente esplorate dal cinema di fantascienza e dallo stesso Scott. Eppure grazie a una forma impeccabile e al consueto perfetto equilibrio tra spazio profondo, riflessione filosofica e violenza carnale, “Prometheus” può essere considerato un successo.

Alien Covenant

Lo stesso discorso va fatto per “Alien: Covenant”, che riprende i temi di “Prometheus”, ampliandoli insieme a una storia più accattivante, per narrativa ed estetica. La mano di Scott, in quest’ultimo capitolo, è evidente. Le sequenze dell’interno della nave, il modo in cui lo xenomorfo entra in scena, o anche solo la scena della doccia verso la fine del film, sono tutti segni distintivi dello stile del regista inglese.

Inutile ribadire l’enorme importanza della saga di Alien, anche considerando il fatto che di 6 film usciti, uno è un capolavoro intramontabile, tre sono ottimi film, due sono bei film.

In definitiva, mentre il quinto capitolo di Blomkamp, ormai è ufficiale, non si farà mai, a quanto pare dovrebbe uscire un terzo (e ultimo?) prequel nei prossimi anni, sempre diretto da Scott. La serialità nel cinema non è sempre auspicabile, ma quando si tratta di Alien, volenti o nolenti, non si può non andare a vederlo.

Claudio De Angelis

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