IL Venezuela torna a sorridere: il sogno mondiale di una giovane squadra capace di stupire

Quanto è bello il calcio? Quanto è imprevedibile? Verrebbe da rispondere istintivamente che è uno spettacolo unico. Capace di regalare emozioni trascendentali, di tenere incollati alle tv milioni di spettatori. Anima della cultura di tante nazioni, molte volte questo sport si trasforma in qualcosa di veramente inaspettato, di esaltante. Riesce a far dimenticare i problemi e concentrare tutte le forze e l’amore per i colori che si tifano in quel rettangolo verde. Almeno per novanta minuti, che si vorrebbe non veder trascorrere mai. Il tempo sembra sospendersi, gli orologi fermarsi ma il cuore battere sempre più forte. E non importa quale competizione si stia giocando, se un campionato nazionale o un mondiale, semplicemente si vive l’attimo con la passione inconfondibile che ogni tifoso di questa realtà esterna ad ogni azione di gioco.

A Caracas probabilmente lo hanno capito bene cosa il calcio sia capace di fare. Lo si è fatto grazie ad un gruppo di ragazzini che, nonostante tutto ciò a cui hanno dovuto assistere, ha continuato a sognare, fino a scrivere un pezzettino di storia del proprio paese.

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Il Venezuela vive ormai da moltissime settimane in un clima di paura, terrore e repressione. Una crisi economica che sta divorando la sua economia. Un’ inflazione che non sembra conoscere fine alla sua crescita. Un governo che non vuole in alcun modo ascoltare la voce di un popolo stanco di sopravvivere a stento. Maduro, divenuto oramai un dittatore, si rifiuta di rimettersi alla volontà di chi ogni giorno, in strada, grida “libre”. Si rifiuta di abbandonare il suo “trono” e permettere alla sua nazione di rimettersi in piedi. Le strade della capitale sono sporche del sangue di coloro che marciano per la libertà del proprio paese. Forze armate che sembrano aver perso ogni rispetto per la dignità umana dei loro fratelli. Una nazione che brucia, un pezzo di mondo paradisiaco che rischia di cadere nel baratro di una guerra civile.

Ma alle 6:00 di ieri mattina ogni sveglia del Venezuela è iniziata a suonare. Tra le strade pace o almeno una falsa illusione che nulla di tutto ciò che abbiamo visto fino ad oggi sia mai accaduto.

Un popolo che si è svegliato e per novanta minuti ha messo da parte lotta e morte. C’era qualcosa da difendere. Uniti in un unico grande spirito.

Tutto per sostenere undici ragazzi che tirano calci ad un pallone. Una piccola squadra di diciottenni che in maniera inaspettata ha raggiunto una finale mondiale. La prima in ogni competizione per questo paese. In Corea infatti si stava per disputare la finale del mondiale sub-20 in cui la Vinotinto avrebbe affrontato l’Inghilterra. I primi veri outsiders del torneo mentre i secondi pronosticati come una delle pretendenti al titolo sin dalla prima ora. Ma nonostante la forza dei “leoncini inglesi” la formazione guidata dall’ex Udinese Penaranda si è battuta valorosamente per potere finire il lavoro con la conquista del titolo. Per poter regalare alla propria gente un trofeo che avrebbe potuto significare tanto, molto più di quanto si immagini. Tutto ciò non è stato possibile. Il sogno è sfumato ad un passo dal traguardo. Gli inglesi hanno portato a casa la coppa vincendo per 1-0, ma comunque il percorso straordinario dei giovani venezuelani non può che essere celebrato.

Da un punto di vista esclusivamente calcistico la rosa guidata dal c.t. Farias ha stupito tutti gli addetti ai lavori. Classificatasi come terza sudamericana partecipante, si era imbattuta in un girone per niente facile. Nella prima fase ha infatti dovuto sfidare tra le altre la Germania a cui si è arresa, a testa alta, solamente con un punteggio di 3-2. Ma un gioco convincente e tanti giovani di grande prospettiva, le hanno permesso di accedere agli ottavi. Da qui è partita la vera cavalcata, il cui momento più importante è stato la semifinale vinta ai danni dell’Uruguay. La celeste favorita prima del fischio di inizio del match, si è dovuta arrendere al grandissimo carattere che il Venezuela ha dimostrato di sapere portare sul campo da gioco. Una squadra capace di sorridere anche nei momenti difficili. Volenterosa di dimostrare che le casualità non esistono e che quel posto tra le grandi è stato guadagnato attraverso il sacrificio ed il sudore.

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Una finale che purtroppo non ha avuto l’epilogo che noi tutti magari avremmo voluto. Ma i ragazzi di Farias hanno comunque dimostrato che la speranza è sempre l’ultima a morire e che, fin quando l’arbitro non realizza il triplice fischio, bisogna mettere tutto ciò che si ha sul campo. Per conquistarsi l’applauso e il rispetto dell’intero pianeta. Ciò che in effetti è realmente accaduto. Il mondo del calcio si è alzato in piedi per applaudire questi talenti. Inoltre, per quello che si è visto sul prato dei campi coreani, il futuro della Vinotinto sembra essere molto roseo. Sarà magari questa la nascita di una nuova selezione capace di raggiungere grandi traguardi? Possiamo sicuramente augurarcelo.

Questa storia di calcio porta con sé un grande tesoro. Perché quello che i ragazzini venezuelani hanno mostrato nel rettangolo di gioco non è altro che il vero spirito che questa nazione sta cercando di far conoscere al mondo. La volontà di essere migliori. La forza di rialzarsi da terra, di lottare con rabbia per raggiungere un traguardo fondamentale: essere liberi!

Probabilmente già oggi a Caracas gli scontri sono ripresi e continueranno, ma rientrando nelle loro case, questa sera, le mamme e i papà venezuelani potranno raccontare una nuova favola ai loro bambini. Una favola capace di insegnare il valore di sacrificio, passione e amore per il proprio paese. La favola del giovane Venezuela delle meraviglie.

Marco Martino

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