La La Labour?

Ovvero: perché l’affermazione di Corbyn è una vittoria di Pirro e vale meno della sconfitta della May.

Il gioco dell’impiccato non sempre finisce bene, specie quando si tira troppo la corda. Theresa May, confidando soprattutto nella spietata efficacia del sistema maggioritario inglese, sperava di tinteggiare la Gran Bretagna di blu. Capitalizzare il voto della Brexit, posizione fatalmente prevalente in quasi tutta l’isola, per sbaragliare tutti, odiosi tecnocrati europei compresi.

Così non è stato.

Il sogno di una notte d’inizio estate diventa un’autentica tragedia per i Conservatori che scoprono che c’è del marcio in Inghilterra. Theresa May incrementa di oltre cinque punti i consensi per il centrodestra, il che vuol dire tre milioni e passa di nuovi elettori, eppure niente, non basta. I Tories, pur toccando il 42,4%, cosa che non accadeva da quasi trentacinque anni, perdono e quella dell’otto giugno del 2017 sarà ricordate come una pesante sconfitta. L’ennesima ardimentosa scommessa clamorosamente toppata di un leader conservatore.TM

Quindi i Conservatori hanno perso. Neanche per idea. Certo, si sono persi per strada tredici seggi e sono scivolati sotto la barra della maggioranza assoluta, ma sono già in pole position per il nuovo governo.

Theresa May non sbaracca niente e neanche un completo di tweed lascerà gli armadi di Downing Street. Il Primo Ministro uscente, ma a questo punto anche entrante, ha già in mente il piano: caricarsi in maggioranza il piccolo partito Democratic Unionist Party, gemello eterozigote del Conservative Party.

A casa mia 317 più 10 fa 327 e il conto torna anche alla House of Commons. Con 327 seggi, Theresa May oggi ha la maggioranza e domani, al massimo dopodomani, il suo durissimo governo corsaro pronto all’arrembaggio di Bruxelles. Nell’assalto piratesco la May sembrerà più Jack Sparrow che Horatio Nelson, ma poco importa. Spade di legno al posto di sciabole e mortaretti al posto dei cannoni renderanno evidente l’azzoppatura del nascituro governo che tenterà in tutti i modi di rivendicare un mandato mancato. “Theresa May?” ,“Captain Theresa May!”.

Allora, se hanno perso i Conservatori, da che mondo è mondo, hanno vinto i Laburisti? Come no. Jeremy Corbyn, che si è battuto come l’ultimo dei Jedi socialisti, poco ha potuto contro l’Impero…britannico. Il canto di vittoria in casa laburista, effettivamente, risulta divertente. Si festeggia per la migliore sconfitta possibile, come se fosse questo l’unico risultato che i laburisti potessero portare a casa. La La Labour.

Il partito guidato da Jeremy Corbin tocca il 40%, porta alle urne quasi tredici milioni di elettori, cresce di 32 seggi e si compatta a 229 parlamentari. Un bel poker non c’è che dire, peccato che in Inghilterra si prediliga il bridge. Una carrellata di ottimi risultati, che hanno spinto i fautori di una sinistra-sinistra a ringalluzzirsi, che però non serviranno a nulla. Tralasciando il fatto che siamo abbondantemente sotto qualsiasi risultato portato a casa anche dal Blair più impopolare, il Labour Party non è riuscito a vincere le elezioni e nemmeno ad entrare in trattativa per formare il nuovo governo.

BRITAIN-POLITICS-LABOUR-CORBYN

Nasce, o meglio si consolida, un Partito Laburista d’opposizione. Forte opposizione indubbiamente, ma in teoria ci si candida per governare.Jeremy Corbyn ha prorogato la sua defenestrazione dalla leadership di qualche tempo, ma così come Theresa May, ha poco orizzonte politico davanti a lui.

Allora, non hanno vinto i Conservatori, nemmeno i Laburisti, avranno vinto gli altri! Gli altri non sono pervenuti, eccezion fatta per il sopracitato DUP che ieri, otto giugno, ha vinto la lotteria britannica.

I Liberal Democrats, che ancora si devono riprendere dall’abbraccio mortale del 2010 fra il loro leader Clegg e il fu Cameron, perdono qualche voto, ma recuperano qualche seggio. Nonostante l’irriducibile pattuglia europeista di 12 parlamentari si sono già sfilati dal sostenere qualsiasi governo a favore della Brexit. E quindi, un’opposizione quinquennale al tavolo centrista, grazie.

Il Partito Nazionalista Scozzese, vera bomba ad orologeria di questa elezione, si è auto disinnescata. Il risultato assai inferiore rispetto a due anni fa e la contrazione da 56 a 35 seggi corrisponde con il più alto dei salassi per l’indipendentismo scozzese: la rinuncia, o alla meglio, la posticipazione del nuovo referendum per la secessione della Scozia. La poltrona della leader Sturgeon traballa come non mai e il tonfo di Londra potrebbe ripercuotersi in modo letale ad Edimburgo.

Il partito di Farage, artefice della Brexit, sparisce. L’UKIP non elegge nessun parlamentare e passa dal 13% all’1 e qualcosa. Bell’epilogo.Quindi è finita così. Molto all’italiana. Una scommessa personale di un leader, un voto confuso e antagonista, poche scelte di merito e un’instabilità tanto risibile quanto grave.

La svolta auspicata da alcuni non c’è stata. Niente governo Laburista appoggiato dai nazionalisti scozzesi. Che poi sarebbe stato un debole governo che si reggeva con lo scotch.Si prosegue con Theresa May che, sostenuta dagli irlandesi, promette di andare a tutta birra. A Bruxelles, sicuramente, hanno preferito stappare champagne.

Andrea Bonucci

(@AndreaBonucciUe)

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