La felicità porta fortuna?

May - ThatcherCome spesso accade negli ultimi mesi, assistiamo a un voto importante. In questo caso particolare ci riferiamo alle elezioni generali nel Regno Unito. Ad Aprile l’androide sostitutivo di Margaret Thatcher (sembra sia scappato nell’82 dal set di Blade Runner, ipotesi ancora da verificare, ma alquanto probabile) ha anticipato il voto all’8 giugno 2017, tre anni prima della “morte” naturale di questo 56esimo parlamento. Tutto ciò con la Brexit di mezzo.

Il Regno Unito non è nuovo all’eccentricità (e all’isteria) politica. Per tre secoli ha recitato il ruolo di regina della scena mondiale, il famigerato “impero su cui il sole non tramonta mai”. Ha imposto il suo dominio culturale nel mondo, facendo della lingua inglese un passe-partout. Nei primi anni ’20 del secolo scorso un quarto degli esseri umani presenti sul pianeta terra si trovava sotto il controllo della corona britannica, proprio mentre un ragazzino, dotato di bombetta e baffetti, vagabondava per l’Inghilterra, entrando di prepotenza nella storia del Cinema.

Charlie Chaplin nasceva il 20 Aprile 1899, 4 giorni dopo un paesino dell’Impero austriaco dava i natali a un bambino alquanto particolare. Lo stesso che nel 1940 Chaplin ridicolizzò in uno dei film più belli mai realizzati, “Il Grande Dittatore”. Sempre nel ’40 Winston Churchill diveniva Primo Ministro, mentre Alfred Hitchcock, che in quanto a fisionomia ricordava molto il celebre statista, iniziava a lavorare stabilmente negli Stati Uniti. Nel frattempo David Lean si affermava come uno dei registi più importanti del suo tempo, dirigendo “Lawrence d’Arabia” e “Dottor Živago” negli anni ’60.

È lo stesso Lean a portare in scena alcuni dei capolavori della letteratura inglese, come “Grandi speranze” e “Oliver Twist” a fine anni ’40 e “A Passage to India” nel 1984. Il romanzo da cui è tratto, scritto da E.M. Forster, era stato pubblicato nel 1924, durante un difficile periodo per le case di produzione. Il cinema britannico ha sempre vissuto dei cicli più o meno felici, da un punto di vista sia produttivo che qualitativo, ma è indubbio che abbia contribuito alla nascita e allo sviluppo della Settima Arte quanto, se non di più, della Francia e degli Stati Uniti.

Infatti prima che i Lumière sperimentassero il cinematografo e Edison brevettasse il Kinétographe, già nel 1873 Muybridge presentava il suo primo filmato sperimentale, il famoso fantino a cavallo. Ma il contributo principale alla storia del Cinema lo diede la così detta “Scuola di Brighton”, un gruppo di pionieri del cinema che si inventò gran parte delle basi della narrativa cinematografica. Svilupparono innovative tecniche di montaggio e sperimentarono trucchi visivi all’avanguardia. Su youtube si possono trovare alcuni dei loro lavori, tra cui spicca per semplicità e impatto “The Big Swallow” di Williamson.

Già in quel periodo si intravedevano alcuni esempi di comicità inglese, che si sarebbe poi sviluppata nella sua espressione maggiore con i “Monthy Python”, attivi principalmente tra il ’69 e l’83. L’anno successivo a “Monthy Python – Il senso della vita” (1983) usciva “I misteri del giardino di Compton House”, secondo lungometraggio di Peter Greenaway, che si distinguerà poi come uno dei cineasti più importanti della contemporaneità.

Ridley scott

Nel frattempo si formano i mostri sacri del cinema britannico, a partire da Ridley Scott, che gira “Alien” nei gloriosi studi “Pinewood”, l’Hollywood inglese che, a differenza del resto d’Europa, ancora resiste e mantiene il suo ruolo storico. Sempre tra gli anni ’70 e gli anni ’90 emergono Ken Loach e Mike Leigh. Quest’ultimo è di gran lunga uno dei più grandi registi inglesi mai vissuti, autore recentemente di un magnifico film riguardante un suo collega del secolo scorso, il pittore William Turner.

Ma non vi fate ingannare, il cinema di genere è vivo e vegeto: Danny Boyle, Neil Marshall, Guy Ritchie, Edgar Wright, Shane Meadows, solo per citare alcuni dei più noti, ci hanno regalato dei cult da non perdere.

Bene, ci siamo rilassati, abbiamo parlato di cinema e della grande cinematografia del Regno Unito, ma ora vogliamo sapere chi guiderà il paese nei prossimi anni. Riprendendo il titolo di un film di Mike Leigh, la felicità promessa dai Labour porterà fortuna? Oppure il rigore e l’austerità avranno la meglio come spesso accade? Noi, nel dubbio, ci armiamo di popcorn, pazienza e tanta meravigliosa disillusione.

Claudio De Angelis

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