Berlinguer. Il socialismo, la democrazia e la sua eredità.

Il 25 maggio 1922, Enrico Berlinguer, “il più amato”, nasceva a Sassari.

A quasi cento anni dalla sua nascita, ricordando quel triste undici giugno 1984, è doveroso ricordare la persona che ha condotto il PCI ai suoi massimi livelli storici, riuscendo a unire la visione socialista e quella democratica. È doveroso ricordare il gigante che nel 1977 dinanzi all’intero apparato dirigente del PCUS e degli altri partiti comunisti, parlò della “democrazia come valore storicamente universale su cui fondare una realtà socialista”.

Berlinguer è riuscito a correggere quell’errore fatale che per lungo tempo i governanti, la DC, hanno commesso. Ossia il considerare il nemico della res publica, della democrazia italiana, dell’indipendenza nazionale, l’ala sinistra del mondo partitico italiano, il PCI. Il PCI che fino ad allora era stato oggetto delle polemiche degli “opposti estremismi”. Addio

Questa espressione designava una precisa linea politica perseguita dalla DC, che metteva sullo stesso piano, come forze tendenzialmente eversive e nemiche della democrazia, a destra il MSI e a sinistra il PCI, facendosi essa stessa garante dell’ordine e della democrazia e così “perpetuare il proprio potere e la propria egemonia”.

È doveroso ricordare Berlinguer come l’animale politico, sommo scardinatore della politica degli “opposti estremismi”, maggiore fautore, insieme al leader democristiano Aldo Moro, di un “compromesso storico” nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche che il leader del PCI considerava indispensabili.

Dopo aver ricordato, anche se in breve, l’importanza di Enrico Berlinguer nella storia del PCI e nella formulazione di un’idea di socialismo reale democratico, è importante anche meditare su quanto le sue battaglie, le sue idee, le sue conquiste, siano ancora ferventi tra i suoi successori, tra coloro che si sono definiti portatori del suo pensiero.

Berlinguer non è morto l’11 giugno 1984, è morto quando non è stato più compreso. Come ci ricorda, il Poeta Pasolini nella sua poesia “Una disperata vitalità”, la morte non consiste nel non poter più comunicare, ma nel non essere più compresi.mortoberlinguer_unita11-6-1984

L’eredità del “più amato” è andata perduta, siamo dinanzi ad una vera e propria “evaporazione del padre”. L’eredità berlingueriana non è stata colta a pieno, anzi non è stata colta affatto. L’ereditare, non si esplica con il recepire apaticamente il pensiero del padre, bensì si avvera tramite un obbligo che è quello dell’erede di far singolarmente propria la provenienza dall’Altro.

Di Berlinguer abbiamo avuto, perlomeno fino a oggi, solo dei cantori del suo pensiero, ma non dei veri eredi. Nessuno ha fatto sua la provenienza dall’Altro.

La sfida di oggi è quella di ereditare Berlinguer riuscendo a ricostruire un’alleanza possibile tra vecchie e nuove generazioni. Sursum corda!

Francesco Belmonte

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