Il rinascimento della sinistra passa anche dalla Spagna

Il 21 maggio il popolo iberico sarà chiamato a votare, a scegliere il nuovo segretario. Tre i candidati: Pedro Sanchez, Susana Diaz e Patxi Lopez.

Il 30 aprile italiano ha riportato in prima fila Matteo Renzi, nonostante le scissioni di febbraio, nonostante la sconfitta del referendum costituzionale del 4 dicembre. Ma soprattutto ha riportato la sinistra tricolore a discutere,  scendere per le strade, nelle piazze, a confrontarsi, a parlare con chi aveva e ha perso la voglia di votare. Con chi continua a seguire le orme del post-Bolognina, con chi ha ceduto al fenomeno pentastellato pur essendo nel cuore e nella testa (dunque la scelta del MoVimento non può che essere di pancia, rimane solo quella) ben schierato à gouche. Insomma col Congresso e le votazioni ha permesso a tutti di rimettersi in gioco e guardarsi in faccia per ripartire e non ricadere negli errori passati.

Ebbene, poco piu a sinistra della nostra penisola, guardando in faccia la cartina europea, ecco che ci si appresta, tra tre giorni, a vivere un’omologa domenica di scelta, di partecipazione e di vita democratica.

La Spagna monarchica, costituzionale, parlamentare; anch’essa tormentata da vicissitudini governative travagliate, che vedono il PP (Partito popolare) del premier Mariano Rajoy sempre più nell’orbita di una possibile sfiducia alle camere, visti i numerosi scandali di corruzione che di giorno in giorno riempiono le prime pagine dei periódicos nazionali.

Domenica prossima i militanti del partito socialista, primo partito di centrosinistra del Paese, si recheranno nelle sedi rosse per scegliere, dalle 10 alle 20, il prossimo segretario generale. Si concluderà così il 39mo congresso.

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Pedro Sánchez torna sulla scena un po’ come il Renzi di casa nostra, dopo le dimissioni della primavera scorsa. Presenta un programma di sinistra, per i militanti, dunque radicale, estraneo a qualsiasi inciucio con altri partiti. Cambia infatti idea sulla possibile alleanza con Podemos, il non-partito ispanico spesso paragonato al nostro M5S. Sánchez difende un Psoe unitario, leader nella sinistra e su tutto il territorio, come primo partito, di tutti e per tutti. Un’idea di comunità ampia, plurale; così come plurale deve essere la nazione spagnola. Una Spagna monarchica, con una sovranità ma con tante nazioni culturali al suo interno. Nazioni come País Vasco e Cataluña, che da sempre sono il simbolo della lotta autonomista avversa alla corona madrilena. Il Psoe dunque vuole accelerare il processo di federalizzazione già pensato ed elaborato nel 2013 a Granada, dove fu firmata una dichiarazione significativa per risolvere i problemi delle autonomie comunitarie. Il motto “Por una nueva socialdemocracia” introduce un documento di 59 pagine in cui viene difesa la concezione e la pratica di una democrazia aperta, libera, partecipata e rappresentativa. Serve un’azione progressista, concreta ed efficace che porti la Spagna ad uscire da questo buio centroderechista della guida del PP. Importanza anche alle relazioni con i sindacati.

Una militanza sganciata dalla figura del leader di turno è ciò che propone invece Susana Díaz, l’altra principale candidata a queste primarie. La presidentessa dell’Andalucía concepisce il suo nuovo Psoe come aperto e attivo, coerente e responsabile nella sua posizione di prima fila nella scena politica nazionale. La novità più rilevante del suo programma è certamente quella di consultazioni e non più primarie per scegliere il segretario, operazioni guidate da organi collegiali che rendano partecipe solo una parte rappresentativa dell’intera militanza. Una parte di cui però non vengono specificate percentuali. Nulla di nuovo per il resto, semmai semplice affermazione di idee già attivate nel recente passato. Susana combatte per un partito unito e coeso, tanto forte internamente quanto nel confronto con le altre proposte politiche per la Spagna. Azione e interventi concreti per sistemare questa realtà sociale così lacerata da disuguaglianze, ritardi culturali ed emarginazione; questi gli ingredienti essenziali del progetto di Susana Díaz. E poi i giovani, lo studio e l’ingresso nel mondo lavorativo: viene proposto un credito fiscale fino a 24 mila euro, flessibile e senza interessi. Sulla cuestión autonómica, infine, anche la governatrice andalusa difende una Nazione plurale, uguale e ricca nelle sue diversità culturale.

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La parola chiave per il terzo e più distaccato nei sondaggi, oltre che nelle firme degli iscritti, Patxi López, è centralità. Uno spazio ampio in cui risiede la maggioranza, e per lui la maggioranza spagnola si riconosce nei valori e nelle idee socialiste del partito operaio. Uno spazio nel quale si starebbe al fianco di un Martin Schulz tedesco, invece che di Hollande o di Corbyn. Anche qui impera il dogma della coerenza e dell’efficacia. Si segue la linea granadina per il tema della riforma territoriale, dunque una linea federalista e cooperativa nella gestione politico-culturale e nei finanziamenti. Per il discorso delle alleanze López qualifica come derechista a Susana Díaz, ma allo stesso tempo si allontana dal rischio avvicinamento Psoe-Podemos ipotizzato dal discorso progressista di Pedro Sánchez. Lui invece propone un fronte puramente di sinistra, contrario ai populismi e alle grandi alleanze. Nella sinistra del candidato basco non vengono concepite le classiche primarie: come in Susana Díaz è la militanza a decidere, un 20% rappresentstivo del comitato federale che decide se attivare il modello “sanchista”. Infine viene presentata una riforma dello statuto: il doppio turno per le votazioni, un documento strategico annuale, e un impegno a rafforzare i rapporti con i giovani oltre che con la militanza.

Domenica si decide il futuro della izquierda spagnola. Vedremo con che numeri, con che progetto e con quale rappresentante. La democrazia è chiamata ancora in causa, sperando che anche in terra iberica possa riscontrare consenso e partecipazione come segno di una nuova politica, pura e semplice, diretta e concreta in cui si riconoscano tutti.

Mauro Giansante

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