La studiata invisibiltà di Matteo Renzi

“Uscire di scena è un’arte ” afferma Tonino Perna nel suo libro “schiavi della visibilità” e probabilmente è con questa frase che si può riassumere il comportamento adottato da Matteo Renzi nell’ultimo periodo. Molti pensano che la sua vittoria con più del 70% di voti sia stata quasi scontata, per non dire attesa, ma la vicenda ha soddisfatto in pieno ciò che il “nuovo” segretario del PD voleva: una riconferma. Una riconferma, probabilmente personale, di avere ancora il sostegno di una gran parte dell’elettorato dopo quanto verificatosi con il referendum del dicembre scorso.

Questo non toglie che siano state primarie totalmente diverse da quelle che, 3 anni e mezzo fa, hanno fatto si che quest’uomo, allora solamente sindaco di Firenze, portasse un’ondata di cambiamento all’interno del partito democratico. Erano primarie che volevano minare all’assetto del partito e stravolgerlo; al contrario con le recenti si auspicava che questo rimanesse tale. E così è stato.images (2)

Anzi,si è confermata l’anima iniziale del PD di Renzi grazie ad un ulteriore svecchiamento del partito con l’entrata di una non indifferente quantità di under 30, che fa tanto ripensare al Renzi rottamatore del 2013. Cercando di trovare una spiegazione alla volontà degli elettori di mantenere lo status quo, tralasciando il fattore congenito dell’italianità che rende la maggior parte delle persone restie al cambiamento, si potrebbe pensare alla mancanza di carisma dei due sfidanti e alla strategia adottata da Renzi durante il periodo precedente al voto.

Matteo Renzi, l’uomo con una grandissima capacità oratoria, che ha indubbiamente compreso come sfruttare i vantaggi che una buona comunicazione può dare al politico dei nostri giorni, è uscito dalla scena pubblica. Ha rifiutato inviti nei programmi d’informazione più noti e si è fatto vedere solamente nel confronto con gli altri candidati su sky Tg 24. Indubbiamente questa situazione paradossale, questa improvvisa ritrosia nei confronti dei media, ha portato al risultato sperato.

Infatti la momentanea sparizione di Renzi ha fatto sì che le persone si dimenticassero per un attimo, giusto quello di mettere una “x” su una scheda elettorale, di ciò che non gli era mai andato ben del suo governo. Ciò diventa ancora più privo di logica in apparenza, ma solo in apparenza, se si considera il fatto che il “neosegratario” non aveva mai compiuto effettivamente quel famoso passo indietro che i più ingenui pensavanoverificarsi dopo le sue dimissioni post referendarie.images (1)

Che si tratti ancora di strategia è lecito pensarlo, ma rimane comunque stravagante l’essere una presenza quasi costante sui social network, sempre più arena della politica in questo periodo, dopo aver dato le dimissioni e optare per l’invisibilità prima di uno scontro alle urne. Il risultato ottenuto dimostra che ha funzionato.

Adesso però bisogna vedere cosa succederà da qui a breve, probabilmente Renzi preferirá aspettare la fine della legislatura per andare al voto, febbraio 2018, rendendo possibile ad un, forse, non proprio “sereno” Paolo Gentiloni di mantenere il suo incarico; nel frattempo per comprendere quanto il partito sia realmente entrato ” in una nuova fase” si dovranno vedere gli alleati con i quali il PD sceglierà di presentarsi alle future politiche.

Tralasciando il futuro del PD e del paese al naturale, o no, corso degli eventi, torniamo al comportamento dell’uomo politico ribadendo il fatto che alle volte fare un passo indietro può essere vitale e può portare a cambiare le cose, pur mantendole, in concreto, esattamente uguali, facendo in modo per un breve istante di non essere “schiavi” come dice Perna di una delle tante malattie della società postmoderna: la visibilità.

Alessia Rossitto

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