Juve e Real tra Cardiff e la storia

Le semifinali hanno decretato che la finalissima del 3 giugno sarà tra Juventus e Real Madrid, una tra le sfide sicuramente più affascinanti che la moderna Champions League possa offrire. Le due compagini, in realtà, hanno staccato il pass per l’ultimo atto al netto di un percorso molto differente in cui la squadra che ha impressionato di più è, udite udite, la Juventus. La formazione allenata da Massimiliano Allegri, infatti, dopo aver vinto in scioltezza il proprio girone subendo solo 2 gol in 6 partite ed aver eliminato piuttosto facilmente il Porto agli ottavi, ha dato un’impressionante dimostrazione di forza contro il Barcellona nei quarti. Ma se il 3-0 dello Stadium visti i numeri in casa di Madama ci può anche stare (pur quanto straordinario esso sia), è stato soprattutto lo 0-0 del Camp Nou a destare scalpore. Riuscire nella titanica impresa di non subire gol in quello stadio non è cosa per comuni mortali ma cosa per gente come Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, la miglior difesa del mondo, se preferite. In barba al miedo escénico ed in barba alla remuntada. La vittoria in semifinale contro il Monaco a quel punto era solo una pura e semplice formalità, ed infatti né Falcao, né il tanto temuto Mbappé e né Kamil Glik, che se il codice penale fosse applicato al calcio sarebbe già stato condannato almeno ad un paio di ergastoli, sono riusciti ad impedire ad una Juventus ormai lanciatissima di imporsi sia in casa che in trasferta e giungere in finale. Non si può dire lo stesso, invece, per il Real di Zidane, che dopo aver visto i sorci verdi già col Napoli al San Paolo ed essersi affidato al solito Sergio Ramos per venire fuori da una situazione che stava diventando molto complicata, nel turno successivo contro il Bayern dell’ex Ancelotti ha ricevuto letteralmente la manna dal cielo, più precisamente di marca ungherese e dalle sembianze umane. È stato infatti lo scandaloso arbitraggio di Viktor Kassai a trascinare il Madrid in semifinale, lì dove invece si è imposto molto nettamente contro i cugini dell’Atlético, come peraltro da tradizione negli ultimi 4 anni. Ed ora a Cardiff il 3 di giugno in un modo o nell’altro si farà la storia. I blancos andranno a caccia della seconda Champions consecutiva, cosa mai riuscita a nessuno da quando la manifestazione porta questo nome, e della terza in 4 anni. La Juve invece proverà a tornare a risollevare al cielo un trofeo che manca da ormai più di 20 anni e che una tifoseria intera attende trepidante. La differenza rispetto alla finale di Berlino 2015 da tutta l’idea di essere nella testa dei giocatori e dell’ambiente, 2 anni fa la Juventus era “l’intrusa” tra le quattro semifinaliste in mezzo alla grandeur di Barcellona, Real e Bayern, era quella che tutte avrebbero voluto incontrare. Ma la vittoria contro i galacticos non fece cambiare più di tanto le cose, l’aria che tirava era quella di una squadra che non avrebbe potuto compiere di nuovo l’impresa contro un Barcellona troppo più forte, ed alla fine fu così. Quest’anno invece lo spartito è completamente cambiato e la Juve è una squadra temuta da tutti, più forte e più pronta, ma soprattutto talmente consapevole dei propri mezzi che andrà a Cardiff senza nessun timore reverenziale nei confronti del Real Madrid. Il bilancio tra le due è in perfetta parità con 8 vittorie per parte e 2 pareggi. Appuntamento dunque al 3 giungo in Galles per rompere l’equilibrio e riscrivere la storia della Champions League.

Fabrizio Como

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