Scandalo Ong: il business dei salvataggi

Negli ultimo periodo, al centro del dibattito pubblico sono protagoniste le Ong mediterranee, organizzazioni non governative che operano al fine di salvare i migranti che arrivano dalle coste dell’Africa settentrionale.

Prima di intraprendere questo discorso, però, è necessario fare una piccola premessa introduttiva per comprendere l’importanza di questo problema, il quale ha inevitabilmente ripercussioni in tutta Europa.

In Italia, l’immigrazione è un fenomeno strutturale. Tuttavia, negli ultimi anni, il numero di immigrati che arrivano sulle coste italiane è aumentato esponenzialmente. Nel 2015, sono arrivati circa 140.000 immigrati. Nel 2016, in seguito all’accordo tra l’Europa e la Turchia, il quale ha ridotto notevolmente l’ingresso in Europa dalla rotta balcanica, il numero di arrivi è aumentato a circa 180.000 immigrati. Inoltre, all’inizio dell’anno, il numero di immigrati sbarcati ha già raggiunto il numero di 36.000 (43% in più rispetto all’anno scorso).

Dal punto di vista organizzativo, nel corso degli anni, sono stati avviati diversi programmi di soccorso in collaborazione tra il governo italiano e Bruxelles. A partire dal 2013, il tragica episodio dei cadaveri di 626 migranti, giunti sulle coste dell’isola di Lampedusa, ha spinto il governo italiano di Enrico Letta a lanciare la prima e unica (fino ad oggi) missione umanitaria di un governo europeo nel Mediterraneo. Questa prima missione è stata completamente finanziata dal governo italiano. Grazie ad essa, costata 114 milioni di euro, 100.000 migranti sono stati salvati.

Successivamente è stato avviato e approvato un ulteriore programma di aiuti: ‘Mare Nostrum’. Tramite il suo operato, le navi della Marina Militare italiana hanno avuto la possibilità di arrivare fino alle zone territoriali di Malta, vicino alle acque libiche. Proprio per questo motivo l’ex Primo Ministro Matteo Renzi è stato sommerso dalla critica nazionale e internazionale. Molti, infatti, definirono ‘Mare Nostrum’ come un “pull-factor” per i flussi migratori in Europa. In seguito, proprio a causa di queste critiche, il governo è stato costretto ad annullare la missione. Dunque, ‘Mare Nostrum’ è stato sostituito da una nuova operazione denominata ‘Triton’, coordinata da Frontex, l’agenzia dell’UE per il controllo delle frontiere esterne. Tuttavia, a causa del piccolo budget (poco più di due milioni e mezzo di euro al mese) e della scarsità di risorse messe in atto per il salvataggio, questo programma si è rivelato un fallimento.

A tal fine la Commissione europea ha stanziato 26,25 milioni di euro in più per ‘Triton’ e ‘Poseidon’ (simile missione nell’Egeo), e ha aggiunto altri 38 milioni di euro per il 2016 solo per ‘Triton’.

Successivamente, l’Alto Commissario per gli affari esteri a Bruxelles, Federica Mogherini, ha dato inizio ad un’ulteriore missione europea, rinominata ‘Sophia’. Il suo scopo principale è quello di fermare i trafficanti. Il mandato permette di pattugliare un’area fino a 40 miglia a nord delle acque territoriali libiche attraverso cinque navi e sette aerei, resi disponibili a turno da 24 paesi che partecipano alla missione.

Molto spesso, tuttavia, i mezzi disponibili non sono stati sufficienti. Ancora una volta, è chiaro che i fondi stanziati erano, e sono tutt’ora, inadeguati alle necessità richieste. Ecco perché il ruolo delle ONG è fondamentale. Il loro aiuto in termini umanitari è indispensabile. Tuttavia, nei giorni scorsi, la controversia che ha coinvolto le ONG si è ingrandita sempre di più.

Dunque, la domanda che ci si pone è: esiste un business delle ONG dietro il salvataggio dei migranti nel Mar Mediterraneo? Proviamo ad indagare.

Innanzitutto, la procura di Catania e di Trapani ha riscontrato alcune irregolarità nei conti di alcuni bilanci delle Ong in relazione ai fondi ricevuti. Inoltre, i percorsi delle barche delle organizzazioni, che vengono costantemente monitorate attraverso un sistema di rilevamento chiamato Automatic Identification System (AIS), sembrano non rispettare i limiti entro i quali effettuare le operazioni di salvataggio (limiti imposti dal programma ‘Triton’). Infatti, il sistema di tracciamento ha rilevato che numerose navi di Ong sono giunte fino alle coste libiche per operare i propri salvataggi. Inoltre, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le persone salvate in acque internazionali (cioè dove si sono spinte le barche) dovrebbero essere portate al porto sicuro più vicino, quindi in Libia o in Tunisia, ma tale procedura sembrerebbe essere costantemente disattesa.

Allora, riassumendo, le operazioni di salvataggio che dovrebbero avvenire vicino la costa italiana (programma ‘Triton’) si svolgono in realtà a circa 250 miglia di distanza dalla Sicilia. Dal momento che le operazioni di soccorso arrivano fino alle coste libiche, le morti annuali dovuti ai naufragi nel Mediterraneo sono paradossalmente aumentate (nel 2014: 3419 | nel 2015: 3771 | nel 2016 5098). Ciò non è solo perché il numero degli immigrati arrivati in Italia è cresciuto, ma anche perché gli scafisti, essendo le attività di soccorso svolte vicino alle coste libiche, non forniscono barche adeguate per la traversata. Di conseguenza, i rischi di un naufragio aumentano.

Quindi, la domanda sorge spontanea: perché le navi delle Ong ignorano le indicazioni delle missioni europee e portano i loro soccorsi oltre i limiti prestabiliti? Molti rispondono lodando l’attività delle Ong, affermando l’importanza di andare oltre i limiti imposti per salvare più persone possibile. D’altra parte, altri dicono che dietro queste azioni c’è un vero e proprio business. I bandi di assegnazione dei fondi sono pubblici. Più immigrati vengono salvati, più le Ong saranno in grado di ricevere denaro pubblico che potrebbe essere quindi utilizzato per arricchirsi. Il procuratore del comune di Catania e di Trapani stanno conducendo le appropriate indagini. Sembra inoltre che le istituzioni europee si stiano muovendo per far luce sul caso. Pertanto aspettiamo una risposta alle nostre domande, essendo tuttavia consapevoli del ruolo fondamentale delle Ong nel Mar Mediterraneo e in tutto il mondo. Fintanto che queste accuse non saranno dimostrate, rimangono solo ipotesi.

Matteo Scalabrino

 

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