Il socialismo è morto! Voi lo avete ucciso.

Qualche giorno fa, l’ex primo ministro francese Manuel Valls, ha dichiarato ai microfoni di Rtl la sua scelta di candidarsi nella lista del neo-presidente francese Emmanuel Macron alle elezioni di giugno per il nuovo Parlamento. Annunciando il suo futuro politico distante dal Ps Valls ha inoltre affermato che il socialismo è morto, che il socialismo ormai è il passato. In tutta risposta, ieri, il capogruppo dei Socialisti e Democratici, Gianni Pittella, ha voluto ribadire il suo dissenso in merito alle esternazioni di Manuel Valls, a sua volta affermando che il socialismo non è morto. Deve solo “ritrovare un progetto e un’ambizione”.

In questa sede, dunque, vogliamo riflettere sulle dichiarazioni dei due personaggi sopra-citati, chiedendoci se il socialismo può dirsi veramente morto, se tutte le speranze in una sua rinascita sono vane.

Alla prima domanda si potrebbe rispondere parafrasando l’aforisma 125 de “La Gaia Scienza” del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Il socialismo è morto! Il socialismo resta morto! E voi lo avete ucciso!

Assassini truculenti e spietati di una speranza prima che di un’idea.

Non è difficile interpretare chi e cosa rappresenti il “voi”. Chi sono gli assassini del socialismo.

Gli assassini sono gli stessi figli di quella nobile speranza, di quella nobile idea, i socialisti. Allargando lo spettro di riflessione, si può arrivare ad una formulazione ancora più radicale. È la sinistra che ha ucciso se stessa.  O meglio, l’evoluzione perversa della sinistra, che ha portato ad una conseguente abiura alle idee originarie, portando la stessa a smarrire “un progetto e un’ambizione”, che di certo non possono essere ritrovati con un appello, con una sollecitazione dall’alto.

Berlinguer e i lavoratori-1.jpg

Resta da definire il come. Come è stata possibile una tale abiura, un tale smarrimento. Qual è quel drastico cambio di rotta, che ha portato alla de-costruzione della sinistra. La sinistra si è disabituata dalla seria ricerca delle “fonti permanentemente vive” delle ingiustizie, dei mali, delle oppressioni.  Ha smesso di lavorare per la costituzione di una società socialista. E l’idea di società socialista è quella ereditata da Berlinguer. È l’idea di “una società che rispetti tutte le libertà meno una, quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perché questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane.”

La sinistra, invece, forse involontariamente, ha smesso di lottare per una tale realtà, ha cessato di battersi per i diritti dei lavoratori, ha rifiutato e ripudiato il sogno di un “blocco storico”, di una “lotta di classe” intesa come abbattimento di ogni ingiustizia. E, in ultimo, ha sopperito a tale mancanza dedicandosi alla crociata per i diritti civili. Quella che Pasolini, nel 1975, nel discorso che avrebbe dovuto tenere al Congresso dei Radicali, chiama “la realizzazione totalizzante e falsificata dei diritti civili”.

pasolini-1.jpg

A supporto della veridica e quanto mai attuale asserzione pasoliniana, vi è l’immagine dei nostri giorni. Una sinistra che non muove alcuna obiezione (anzi ne è promotrice) in merito alla precarizzazione del lavoro, sul “Jobs Act”, sul “Loi Travail”, ma scende in piazza ed esulta solo per le unioni civili e diritti civili in toto.

In summa, cosa resta da fare? C’è speranza di ripresa?

Questo non è dato saperlo. La certezza è che bisogna ritornare a camminare sulle orme dei padri.

Francesco Belmonte

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