Perché ritrovare le radici, oggi, di una cultura europea?

Chiedendo ad una qualche persona di media cultura a quando risale la nascita dell’Unione Europea, la risposta sarebbe, molto probabilmente, il 1957, anno di fondazione della Comunità Economica Europea. A voler valutare con occhio clinico la faccenda, l’Unione Europea sembra oggi un paziente in prognosi riservata, con una speranza di vita certo non entusiasmante. Solo poco tempo fa si festeggiavano a Roma i 60 anni dalla creazione della CEE, tra la Brexit ormai in atto e gli scetticismi del Front National in Francia. Messa così, si ottiene una vita di appena 60 anni, prospettiva misera anche se messa a confronto con il più cagionevole dei pensionati.

Ci piace pensare, in realtà, che la storia europea sia più lunga, e che il 1957 sia solo il culmine di un processo antico di secoli. Ci piace pensare, insomma, che l’Unione Europea sia il risultato, prima ancora che di una storia politica ed economia, di una storia culturale.

piz1.jpgRicondurre tale storia già all’impero romano sarebbe troppo. L’unità politica conviveva in realtà con una serie infinita di realtà locali, diverse economicamente e politicamente: una diversità che fu dai Romani incoraggiata e usata come stimolo e scambio tra le varie regioni dell’Impero. In realtà, una vera e propria cultura europea si sviluppa soltanto nel Medioevo: l’esperienza di Roma prosegue, con altri strumenti, sotto l’universalismo ecumenico della religione cristiana. E appunto tra gli strumenti figura, oltre al cristianesimo, il latino. Lungi dal voler essere una sorta di esperanto, il latino fu comunque la lingua del Medioevo fino alla Commedia di Dante e alla Bibbia di Lutero, in un momento in cui le lingue nazionali erano ancora strumenti sprovvisti di mezzi. A partire dall’XI secolo, il latino raggiungerà stati che di Roma avevano solo sentito parlare: dal Portogallo alla Polonia, dalla Scandinavia alla Sicilia, tutta l’Europa si trovò, se non a parlare e pensare il latino, comunque a produrre cultura tramite la lingua dell’antichità e della cristianità. A questi due elementi, la cultura cristiana e classica, si aggiunte il terzo ingrediente della cultura medievale: l’apporto del mondo germanico, che da semplice portato dei popoli barbari diviene produttore ed esportatore di cultura: in tedesco è redatta una parte dei Giuramenti di Strasburgo, il primo testo in una lingua volgare dell’Alto Medioevo (842), l’Irlanda e l’Inghilterra sono tra le terre culturalmente più vive nella elaborazione culturale e nella conservazione dell’antico patrimonio della latinità.

Sono una serie di istituti ad assicurare stabilità a questo stato di cose. I monasteri dell’alto medioevo sono sì centri di cultura importantissimi, ma si tratta pur sempre di realtà isolate, che hanno contatti assai sporadici. Sarà la riforma culturale di Carlo Magno, nel IX secolo, ad assicurare uniformità di lingua e cultura, e su questo terreno fertile si impianteranno le università del XII secolo. Il risultato sarà uno straordinario movimento di intellettuali, ben prima di Erasmo, il cui nome è fortemente legato alla cultura universitaria d’Europa.

Si tratta di un processo di durata secolare, che poggia sui due pilastri dell’Impero e del Papato, ciascuno dei quali contribuisce a suo modo a formare una cultura che sia geograficamente quanto più vasta e, allo stesso tempo, a dotare questa espansione territoriale di un senso che si incarna nell’unità; una unità che è, per l’appunto, culturale, che supera le differenze politiche, economiche e sociali, che pure esistono e sono ben forti: basti pensare, ad esempio, allo sviluppo delle monarchia nazionali in stati come la Francia e l’Inghilterra contrapposto all’esperienza comunale dell’Italia centro-settentrionale.

piz2.jpgContro ogni logica eccessivamente “rinascimentale” che continua oggi a persistere, è bene insomma ricordare che il Medioevo è un momento di vitale importanza per l’occidente: senza di esso, l’Europa non conoscerebbe oggi gli stati che la compongono, ignorerebbe i capolavori di Dante e di Giotto, l’intero patrimonio delle letterature antiche pazientemente copiato nei monasteri, la grandiosa rielaborazione del pensiero filosofico greco elaborato dalla Scolastica. E ancora, sconosciuta sarebbe la forza di donne straordinarie come Santa Caterina e Santa Ildegarde, la capacità di ridere della poesia goliardica. Forse i popoli stranieri sarebbero visti oggi solo come una minaccia o un peso, se i Franchi non avessero dato all’Europa Carlo Magno e gli Svevi Federico II. Contro chi continua a conoscere un’Europa che è fatta solo di spread e di scissioni, è bene ricordare che forse, senza tutti questi tasselli, semplicemente la civiltà occidentale non esisterebbe e che, con buona pace anche dei più scettici, gli Europei sono nati ben prima dell’Europa.

Lorenzo Pizzoli

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