Il volto della nuova sconfitta della sinistra

Oggi, domenica 30 aprile, dalle ore 8:00 alle ore 20:00 si vota per l’elezione del nuovo segretario del Partito Democratico.

Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano, questi i candidati.

Classe ’59, ex magistrato antimafia, due volte sindaco di Bari e attuale Presidente della Regione Puglia dal 2015, Michele Emiliano rappresenta il candidato di rottura con quanto attuato dal PD negli ultimi 3 anni alla guida del paese e che ha deciso di rimanere all’interno del Partito Democratico con l’obiettivo di battere l’ex Premier alle primarie e riunificare il partito.

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Il “gigante buono”, come lo chiamano in molti, nel suo programma è in totale contrasto al Job’s Act, in quanto non crede abbia influito positivamente sul mercato del lavoro e ritiene che i dati sulla crescita dell’occupazione siano dovuti agli importanti sgravi fiscali che, non appena termineranno, lasceranno soltanto un profondo vuoto nell’ambito dei diritti nel mondo del lavoro per coloro che lo popolano.

In contrasto anche sulla politica dei Bonus, si ripropone di investire e impiegare maggiore spesa pubblica in un modello di sviluppo sostenibile del paese, come si è già impegnato a fare per la sua città e la sua regione, in accordo con quanto proposto, e continuano a fare, i sindacati da anni.

Fondamentale, nel suo programma, il riconoscimento dell’uguaglianza contro ogni forma di discriminazione formale e materiale, richiedendo una maggiore presenza dello Stato, al fine di superare quelle barriere di ordine naturale, sociale ed economico che non consentono a tutti i cittadini di realizzare pienamente la propria personalità ed il proprio progetto di vita, in accordo con quanto scritto nella Costituzione all’art. 3.

Inoltre gli insegnanti e l’intero mondo della scuola pubblica possono contare sulle sue intenzioni di abrogare la riforma della Buona Scuola, riscrivendola da capo, questa volta con il sostegno e la partecipazione effettiva degli insegnanti.

L’elettorato di Emiliano è un elettorato di delusi, la maggior parte dei quali ha votato almeno una volta il Movimento 5 stelle e che, in definitiva, non si riconosce più nel Partito Democratico. Lo stesso elettorato che si è schierato contrario sia alle trivelle che al Referendum Costituzionale.

Nel confronto televisivo tenutosi su SkyTg24 lo scorso 26 aprile, Emiliano si è distinto come il candidato più convincente secondo i sondaggi realizzati dall’Agi. Risulta tuttavia difficile credere che quest’ultimo, o Andrea Orlando, possano strappare la segreteria del Partito Democratico a Matteo Renzi. Eppure questo dato risulta molto interessante per un’analisi politica approfondita sul rapporto dell’elettorato italiano con il PD.

Essendo Skytg24 oramai sul digitale terrestre, chiunque avrebbe potuto – e usiamo il condizionale perché lo share è stato davvero bassissimo – assistere al confronto tra i 3 candidati. Il confronto è risultato spento, ma nonostante questo Emiliano si è distinto grazie alla sua forte linea di opposizione rispetto a Renzi, ma anche rispetto a Orlando, il quale ha fatto parte sia del Governo Renzi che di quello Gentiloni.

Secondo quanto detto da Travaglio qualche sera fa dopo il confronto, in un’intervista della Gruber, la candidatura di Emiliano sarebbe l’unica candidatura che ha le carte in regola per dire no a quello che è stato fatto in questi 3 anni di Governo Renzi, mentre gli altri due sono costretti a difendere una politica che purtroppo si è rivelata fallimentare. Ha inoltre sottolineato il fatto che Emiliano abbia visto uscire dal Partito Democratico tutti coloro che avrebbero potuto sostenerlo, e si ritrova dunque in un partito dove quelli che potrebbero votare per lui non hanno rinnovato la tessera.

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La domanda che sorge spontanea è dunque: i delusi, gli stanchi del Partito Democratico, gli scissionisti e gli elettori del M5s sono disposti a pagare 2 euro per votare alle primarie del Partito Democratico, convinti ormai che l’esito non si possa cambiare?

Da quanto risulta dai sondaggi svolti sulle primarie, sembrerebbe proprio di no. C’è infatti una profonda differenza tra il guardare un confronto televisivo e svolgere un sondaggio online, col recarsi alle urne e pagare per esprimere la propria preferenza, soprattutto se temi di legittimare il leader sbagliato.

L’appello finale di Michele Emiliano è stato infatti: “non abbiate paura del Pd, neanche di Matteo Renzi, non abbiate paura di legittimarlo venendo a votare”, evidenziando quella sua paura che, l’elettorato che si è conquistato per le sue idee, non vada a votare per non finanziare, anche solo con 2 euro, il partito di Renzi.
Si è conquistato tanta simpatia dentro e fuori dal partito, ma la campagna elettorale durata poco più di due mesi, – e molto meno rispetto a quella delle primarie del 2014 – non gli ha permesso di portare questo messaggio nelle case degli italiani. Complice anche un Renzi che temendo molto di più le sue capacità comunicative di quelle di Orlando, non ha fatto nulla per incentivare l’affluenza e mettere le primarie al centro del dibattito del paese. Chissà però che in un successivo confronto Emiliano non riesca a far cambiare idea agli italiani!

Bianca Motawi e  Tommaso Grillo

                 

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