Renzi e i suoi sfidanti non all’altezza

Cronache di un confronto tv

Ieri sera, in prossimità delle primarie del PD, si è tenuto il primo confronto tra i tre candidati alla segreteria.

Ci si sarebbe aspettati, quest’oggi, di riportare la cronaca del Far West Politico. Nulla di tutto ciò. Dibattito privo di ogni emozione, privo di vigore, veemenza, fervore. Dialettica dei tre candidati quasi inesistente.

Criticabile è anche la struttura del dibattito/confronto, trenta secondi ciascuno per ogni domanda, con tre diritti di repliche in toto. Senza dubbio, il tempo ridotto ha impedito ai tre candidati di essere chiari e precisi, di cogliere il punto sempre, senza cadere in semplificazioni e generalizzazioni.

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E se volessimo seguire la linea di pensiero di Blake, il quale diceva “il vero merito è saper particolarizzare”, si potrebbe con certezza affermare che ieri sera nessuno ha avuto il merito di essere preciso e particolare, immersi (tutti) in un pressapochismo che domina la classe politica italiana odierna.

Ieri sera, sono stati affrontati molti temi. Primo argomento “caldo” è quello delle alleanze. Emiliano e Orlando parlano di nuova legge elettorale, di larghe intese come un “male per il Paese e per il partito”. Renzi, seppur abile e affermato nell’ars oratoria che gli consente di raggirare con destrezza il quesito, ad una domanda diretta di Orlando, non esclude la possibilità di alleanze con Berlusconi. La svolta a destra dunque è possibile.

Viene affrontato anche il tema Alitalia. Tutti e tre i candidati non sono per nulla favorevoli alla liquidazione dell’ex compagnia di bandiera. Renzi però aggiunge che ci sarà una proposta del PD entro il 15 maggio da presentare al governo. Emiliano, usando una retorica che sembra vicina ad altri ambienti politici, attacca Renzi con la frase divenuta un cult “sono stati trovati 20 miliardi per le banche e adesso?”.

Pd: Orlando si candida con slogan "Unire Italia, unire Pd"

I tre candidati si confrontano sulla riduzione delle tasse, su lavoro e su disoccupazione. Renzi, reduce dai Mille Giorni (salvifici secondo l’agiografia renziana), difende strenuamente il Jobs Act, e definisce gli ottanta euro come “la più grande redistribuzione del reddito negli ultimi trenta anni”, conferma il suo no alla “riabilitazione” dell’art.18 e all’ introduzione della patrimoniale. Viene attaccato, come in tutta la puntata del resto, dal Presidente della Regione Puglia che parla degli ottanta euro come bonus, ricordando che i problemi non si risolvono con bonus e mancette. Orlando, “riscopre” un po’ in ritardo la sua matrice di stampo comunista, ed afferma che bisogna partire dalle classi più basse, “tassare le grandi multinazionali, tassare i più ricchi, chiedere di più a chi ha di più”. Sembra quasi, come poi nel corso del confronto gli ricorderà anche Renzi, di non essere stato al Governo in questi anni, di essere stato fuori dallo scenario decisionale politico-governativo.

Tutti e tre sembrano concordare, seppur esprimendosi con dialettiche diverse, su temi quali l’aborto, l’eutanasia, la legittima difesa e l’immigrazione. Non mancano, risultando dunque il leitmotiv della serata, gli attacchi di Emiliano nei confronti dell’ex Premier.

In nuce, tracciando un quadro della serata possiamo dire che il Presidente della Regione Puglia, sembra aver basato il suo dibattito su continui attacchi e speculazioni, risultandoimmagine finale.jpegil suo apporto al confronto televisivo, quasi totalmente insignificante. Orlando, che si
rivolge “ai disillusi, ai delusi, agli arrabbiati” non trasmette né una grinta degna di un leader né un alone di novità. L’unico che ne esce vincitore è Renzi, che dopo il confronto di ieri sera ha blindato il suo ritorno ai vertici del partito.

Nemmeno lui però, ieri sera, è riuscito a “brillare”, vincolato dai suoi Mille giorni, causa della perdita di quella puerile purezza che lo aveva contraddistinto negli anni precedenti alla sua ascesa Governo.

Francesco Belmonte

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