Fabrizio De André, una finestra sul mondo

Fabrizio De André, pietra miliare della canzone italiana, è stato molto più di un cantastorie. Possiamo identificare in lui il filo conduttore di uno schema assai più ampio: uno schema mondiale.

Semplicemente, ad ognuno il suo: Dylan per gli USA, Donovan per il Regno Unito, Cohen per il Canada, Faber per lo Stivale.

La canzone di De André risponde a canoni ben precisi, che ci consentono di collocarlo in quel filone cantautoriale a metà strada tra la poesia e la protesta che si è diffuso principalmente negli anni sessanta-settanta.

Ancora una volta lo scenario immaginario, la meta esotica, è il west: Coda di lupo, Fiume Sand Creek, Avventura a Durango. In questo senso notiamo venature dylaniane, tant’è vero che Romance In Durango proviene proprio dal menestrello del Minnesota. Questo è il De André più americano. Non mancano gli adattamenti in italiano del poeta-cantante L.Cohen (riuscitissime traduzioni), come Nancy o la celeberrima Suzanne – con il thé e le arance che ha portato dalla Cina.

Ci tocca ricordare anche Georges Brassens, da cui De André si è fatto prestare “Le passanti, Il gorilla (più goliardica), Morire per delle idee, e forse anche un pò di stile canoro.

Tornando al nostro tema centrale, vediamo che Fabrizio divenne un riferimento italiano per coloro che sognavano la rivolta e, da cantautore impegnato, doveva rispondere e mantenere il livello delle aspettative. Dapprima propose un parallelismo, da pochi compreso, incentrato sulla figura di Cristo uomo-rivoluzionario: la Buona Novella. Tale approccio fu inteso come distante, ma divenne sicuramente più esplicito con Storia di un impiegato (1973), un concept senza peli sulla lingua, dai toni forti, con parole come -bomba, libertà,feriti,granate,barricate. Bisogna ricordare che sebbene avesse alzato un po’ i toni in quell’album, De André restava sempre un non-violento, un antimilitarista (altrimenti non avrebbe potuto scrivere la Guerra di Piero), un anarchico particolare.

Mentre nel mondo si diffondeva un’ eroica euforia e i ragazzi cominciavano a pretendere concerti gratis in nome di chissacché, Faber si ricordava che il suo era un mestiere e che bisognava andare avanti; così divenne sempre meno ribelle, sempre più poeta. Arrivò un album con De Gregori, Dylan si fece cristiano rinato, John Lennon abbandonò la protesta, Aldo Moro fu rapito.

Anche De André fu rapito. Così vide la luce la canzone Hotel Supramonte. Nello stesso album si consolidò anche la tematica dei nativi americani, che già era stata trattata nell’album Rimini qualche anno prima.

Felice Verzaro

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