Le jour de gloire est arrivé?

Il fatidico giorno è quasi arrivato. Le urne si stanno per aprire. I francesi cominciano a “turarsi il naso” e votare uno dei candidati o non votare affatto. Si preannuncia una domenica di fuoco e molto probabilmente altre due settimane ancora più tese, il tutto anticipato dall’ennesimo attentato perpetrato nei confronti di una nazione ferita come poche altre volte nel recente passato.

Da mesi non si fa altro che discutere dell’inarrestabile ascesa di Marine Le Pen, dei clamorosi e continui ribaltamenti interni alla sinistra, con Mélenchon ormai in netto vantaggio su Hamon, del successo di Macron e dello scandalo di Fillon. Tra europeisti, anti-europeisti, gollisti, socialisti, indipendenti, fascisti, ormai l’incertezza e il caos regnano sovrani.

Ecco perché adesso parliamo di Cinema.

Politicamente i francesi possono vantarsi di aver dato una svolta fondamentale al mondo contemporaneo con la rivoluzione francese in primis. Ma in particolar modo con la crisi del regno di Luigi XVI, rappresentata magistralmente da un bellissimo film di Ettore Scola, che immortala l’episodio della fuga del re, intercettata a Varennes nella notte tra il 20 e il 21 giugno 1791. Non a caso il titolo è “Il Mondo Nuovo”.

Cinematograficamente invece possono vantarsi non solo di essersi inventati il cinematografo con i fratelli Lumière, ma anche l’arte del cinema, grazie a quella meravigliosa donna, purtroppo quasi del tutto dimenticata, che era Alice Guy – Blaché. E di aver partecipato alla sua evoluzione con il fantastico di Méliès, la commedia di Linder e Feuillade, le avanguardie e l’impressionismo con Epstein, Gance, Dulac, il realismo poetico con Jean Renoir e Carné, i grandi degli anni ’40, Cocteau, Bresson, Tati, Resnais, la nouvelle vague. Oltre a essere stati dei pionieri della critica cinematografica con Louis Delluc prima e il Cahiers du cinéma poi.

Dunque la Francia è legata a doppio filo con la storia della Settima Arte, rappresentando uno dei Paesi che maggiormente ha contribuito alla sua nascita e al suo sviluppo. Eppure tra gli anni ’80 e ’90 la cinematografia francese ha subito un forte ridimensionamento, per quanto poi alcuni nomi interessanti siano usciti comunque fuori, come Jean – Jacques Annaud o Mathieu Kassovitz.

Lodio - Kassovitz“Nel complesso i cineasti del momento sembrano comunque incapaci d’interrogarsi su una società aggredita dalla crisi economica e dalla carenza di lavoro, e sfiancata dalla corruzione finanziaria e politica” scrive Massimo Moscati nella sua “Breve storia del Cinema”. Una situazione più o meno simile a quella attuale, per quanto ultimamente si stia riscoprendo, come in Italia in un certo senso, una rinnovata attenzione a un cinema “sociale”. Negli ultimi anni abbiamo visto film come “La legge del mercato” di Brizé o “Due giorni, una notte” dei Dardenne, ma nessuno ha ancora raggiunto la violenza stilistica di “L’Odio” di Kassovitz, uno dei film cult per eccellenza degli anni ’90.

 

Per quanto riguarda invece il cinema “d’infanzia”, o comunque inerente l’educazione e il rapporto docenti – studenti, la Francia si è sempre distinta. Da “Zero in condotta” di Vigo a una recente palma d’oro, “La classe” di Cantet, i cineasti francesi si sono impegnati per rendere al meglio tutte le sfaccettature possibili di questa prima fase della vita umana.

In questa particolare categoria bisogna ricordare i due talenti cristallini di Ozon e Gondry, registi che rappresentano oggi il presente e il futuro del cinema francese, insieme a Jean – Pierre Jeunet (“il favoloso mondo di Amélie”, per intenderci) e a quella che molti definiscono la nouvelle vague al femminile. Questa nuova “corrente” è stata protagonista dell’ultimo “Rendez Vous – Nuovo cinema francese”, un festival molto interessante che si tiene in alcune città d’Italia ogni anno. Quest’edizione ha visto protagonisti titoli interessanti come “L’Avenir” di Mia Hansen-Løve o “Victoria” di Justine Triet, ma anche un film particolare: “Chez Nous”, di Lucas Belvaux.

Chez Nous - Marine Le Pen sosia“On est chez nous”, il “rimandiamoli a casa loro” o “America first” francese, compone il titolo di questo bel film sull’ascesa delle destre populiste e xenofobe in Europa, ma soprattutto in Francia. Tant’è che “Bloc Patriotique” (il partito di estrema destra ipotizzato nel film) è guidato da una sosia di Marine Le Pen.

E chissà ora che cosa succederà. Alla vigilia del voto francese abbiamo una situazione piuttosto incerta, con dei candidati più o meno presentabili, e il primo film a venirmi in mente ogni volta che penso a queste elezioni è “Addio al linguaggio” di Jean – Luc Godard, non proprio un buon segno.

Claudio De Angelis

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