La portaerei poco minacciosa

Ovvero la verità celata dietro l’uso sbagliato di termini militari

Trump invia la flotta contro la Corea del Nord! L’Invincible Armada si avvicina alle acque coreane! Gli Stati Uniti mostrano i muscoli a Pyongyang!

Oggi non parliamo di cronaca, oggi non parliamo di politica e no non parliamo nemmeno di eventi internazionali. Oggi parliamo di linguaggio. Si perché quando si trattano determinati temi il linguaggio è importante. Ora descrivere quello che per la dottrina della US Navy è un normalissimo gruppo da battaglia di una portaerei come una novella Invincibile Armada è qualcosa che appartiene più alla sfera del romanzo che a quella dell’informazione. Andiamo con ordine però, partendo da un po’ di storia.

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Quadro d’epoca rappresentante l’Invincible Armada

Il concetto di gruppo da battaglia di portaerei nasce nel corso del secondo conflitto mondiale quando, nel teatro del Pacifico, la flotta giapponese e quella statunitense basarono le loro azioni sull’impiego di portaerei con un duplice compito: di fornire supporto aereo alle truppe di terra impiegate in combattimento nei numerosi atolli dispersi nell’oceano a distanze troppo elevate perché le forze aeree basate a terra potessero intervenire; e contrastare le azioni della flotta avversaria. L’impiego delle portaerei, infatti, consentiva a una flotta di colpire le navi nemiche rimanendo a molte miglia dalla portata dei cannoni avversari.

I primi a rendersi conto del potenziale distruttivo che davano le portaerei furono però i britannici i quali sfruttarono la nuova arma per bombardare con successo la base italiana di Taranto (11-12 novembre 1940) e successivamente per fornire supporto aereo ravvicinato alle proprie navi. Successivamente le forze aereo-navali britanniche si resero protagoniste nella caccia alla Bismark, la potente corazzata tedesca inviata da Hitler a compiere scorrerie nell’Atlantico salvo essere affondata da una forza britannica di superfice dopo aver riportato un’avaria al timone a seguito di un attacco portato dagli apparecchi della portaerei Ark Royal.

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HMS Ark Royal

Prendendo ad esempio l’attacco della notte di Taranto, i giapponesi architettarono un piano per mettere fuori combattimento la flotta americana del Pacifico. In quello che per gli americani è definito il Giorno dell’Infamia, gli assalitori mancarono il bersaglio principale: le portaerei statunitensi non erano in porto di Pearl Harbor al momento dell’attacco. Intorno ad esse gli americani riorganizzarono la loro flotta.

I primi gruppi da battaglia di portaerei comprendevano più navi di questa tipologia affiancate da numerose navi di scorta più piccole e quasi sempre da almeno una nave da battaglia. Con l’andare del conflitto queste ultime risultarono sempre più inefficaci in termini di supremazia navale. Emblematico a tal proposito è l’affondamento della Yamato e della sorella Musashi: le navi da battaglia più potenti del mondo furono affondate da forze aereo-navali statunitensi senza avere l’occasione di sfruttare il proprio poderoso armamento.

Sull’onda dell’esperienza bellica gli Stati Uniti basarono il proprio dominio sugli oceani sul possesso di portaerei sempre più grandi e tecnologicamente avanzate. Il risultato di questo continuo sviluppo tecnologico sono le portaerei classe Nimitz. Con un tonnellaggio complessivo di quasi 100.000 tonnellate, un equipaggio di circa 3.000 uomini, ognuno di questi giganti a propulsione nucleare può schierare una forza di un centinaio di aerei da combattimento ai quali si aggiunge l’armamento secondario.

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USS Nimitz capostipite dell’omonima classe di portaerei

Con dieci unità entrate in servizio tra il 1975 e il 2006, rappresentano il meglio della flotta statunitense (almeno finché non verranno sostituite dalla nuova classe Ford).

La necessità della costituzione dei gruppi da battaglia nasce dal fatto che le portaerei posseggono una grande potenza nella guerra aerea, ma sono vulnerabili agli attacchi portati loro da altre navi, sottomarini o ancora mezzi aerei che siano bombardieri o missili. Le navi di scorta hanno quindi il compito di proteggere la portaerei mentre essa effettua le proprie operazioni aeree per adempiere alla missione assegnata.

Da qui  nasce la dottrina della US Navy secondo la quale nessuna portaerei può prendere il mare se non accompagnata da un gruppo di navi composta da almeno un incrociatore e due cacciatorpediniere dotati di sistema AEGIS (un sofisticato sistema anti-missile), alcune fregate e almeno un sottomarino d’attacco.

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Il gruppo da battaglia della portaerei USS Vinson

Ora che sia vero o meno il fatto che la portaerei USS Vinson si stia dirigendo verso la penisola coreana, innegabile è il fatto che questa Invicible Armada di cui tanto si sta parlando altro non è che una normalissima formazione di routine. Un qualche dubbio sulle reali intenzioni degli Stati Uniti sul fatto di voler condurre un attacco contro una forza militare non trascurabile come può essere quella coreana, lo dovrebbe fornire un precedente risalente al 1990. Durante la Prima guerra del Golfo infatti, gli Stati Uniti mobilitarono una forza iniziale composta da due portaerei e i relativi gruppi da battaglia, alle quali se ne aggiunsero ben altre quattro prima dell’inizio dell’offensiva contro le truppe di Saddam Hussein.

 

Roberto Rendina

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