Agnello Sì- Agnello No

Perché non mi sento un mostro dopo averlo mangiato.

Ogni anno la Pasqua dà il via alla solita polemica. Alzi la mano chi non ha visto nemmeno uno spot per una Pasqua “cruelty free”. O chi non ha mai riso nel vedere il parteur di personaggi ergersi a paladini difensori degli agnelli. Ogni anno c’è chi esagera paragonando gli onnivori a veri e propri assassini e chi controbatte sfogando un parallelo odio anti-vegani. Ecco perché, leggendo le motivazioni di alcuni detrattori, non mi sento un mostro ad aver mangiato l’agnello.

1) agn.jpgL’agnello è un cucciolo. Lapalissiano. Ma quindi se mangio un agnello salvato l’anno scorso, che oggi è una comunissima pecora adulta, sono una persona meno spregevole? Il concetto di risparmiare “almeno i cuccioli” lo capisco ma mi pare alquanto discrezionale. Come dire no al maialino da latte addentando una piadina al prosciutto (sì, sareste degli assassini anche mangiando una piadina perché contiene strutto). Siamo ai livelli di “non mangio più coniglio da quando è morta Lilla mia”. Non c’è nulla di male ed è del tutto comprensibile, ma non può essere un principio valido universalmente.

2) L’agnello ti guarda con quegli occhioni. Sicuramente postare una foto strappalacrime con un dolcissimo agnellino acchiappa più like della foto di un tonno. Ma non è un tantino superficiale sciogliersi solo per quello? E anche un pelino tattico?

3) La produzione di carne ha un terribile impatto ambientale, provenendo da allevamenti intensivi che inquinano sia durante il ciclo produttivo sia nel trasporto e nella distribuzione. Verissimo. Lo stesso però vale per la pesca dei famosi tonni di cui sopra. Un vero vegano ( e non un “pescetariano”, che devo ancora capire perché esista) sarebbe d’accordo e infatti non mangia nemmeno quello. Ma può esistere anche una via di mezzo, scegliendo ad esempio allevamenti biologici o locali per mangiare carne se non a km zero a distanza minima. Un consumatore attento può avere o può richiedere gli strumenti per scegliere allevamenti con una certa etica e che rispettino l’animale.

4) L’agnello non va mangiato perché la carne non andrebbe mangiata mai. In effetti

camel_mouth_03.jpg
La minuscola bocca dell’erbivoro cammello

questa scelta è coerente. Un onnivoro che non mangia animali coccolosi è da ricovero, un vegano che fa la stessa scelta ha una logica. A convincermi di meno è la teoria per cui l’uomo sarebbe per natura erbivoro, come si nota dalla sua bocca piccola e dalla masticazione lenta. Tralasciando la poca scientificità della frase (definire “piccola” e “lenta”. Senza parametri precisi una definizione è vaga) non mi è chiara una cosa. Se fosse vero, e ammetto il beneficio del dubbio, come farebbero gli Eschimesi? Potrei essere ignorante nel non conoscere i famosi asparagi Inuit (Slurp!), ma ci sono zone della Terra dove agli uomini non resta che mangiare carne. Certo, la verdura si può importare, ma questo significherebbe spezzare una lancia in favore della globalizzazione e infischiarsene dell’etica del “kilometro zero”. Cosa in netta contraddizione con il punto precedente.

5) Insieme all’impatto ambientale esiste anche l’impatto economico. In Italia si è registrato il consumo di carne più basso degli ultimi quindici anni. Se da un lato un consumo più moderato di carne è effettivamente salutare, dall’altro non dobbiamo farci prendere dalla frenesia e demonizzarla. Specialmente perché la nostra cucina è piena di ricette che la contemplano e una percentuale considerevole dei nostri prodotti tipici sono derivati animali. Non solo, l’Italia è tra i più importanti produttori in Europa di carne bovina.

6) La tradizione dell’agnello è stupida e crudele. La Pasqua è una festa religiosa e mangiare l’Agnello è parte della tradizione. Direste mai a un arabo che è un mostro perché mangia il montone nell’ ‘aid al-adhā? O a un ebreo che mangia carne durante la Pesach o lo Shabbàt? Forse direste che “è la loro cultura”.

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Esempio di campagna che infastidisce un onnivoro al punto di aumentare la sua voglia di hamburger.

Qualsiasi siano le vostre scelte alimentari, l’importante è non demonizzare nessuno iniziando un’assurda battaglia “carnivori contro vegani”. Essere del tutto coerenti  comporta una serie di scelte che vanno bel oltre il risparmiare un cucciolo, perciò rispetto per chi riesce ad adottare una propria etica a tutto tondo. Ciò che mi pare effimero è il dire no all’agnello senza una spinta diversa dalla triste immagine di occhioni sui manifesti. Non me ne vogliano i vegani, dato che il pezzo non è un attacco contro di loro, semmai un invito a non esagerare e rispettare le scelte di tutti. Insomma, nell’alimentazione chi non stressa gli altri ha ragione. Perciò mangiate ciò che volete. Ma non abusate della parola mostro perché ci sono crimini peggiori.

Victrix causa diis placuit sed victa Catoni.

Monsieur Pococurante

 

 

 

 

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