Jesus Christ Superstar, Resurrection

Perché andare o tornare a vederlo.

A grande richiesta torna al teatro Sistina  Jesus Christ Superstar, Musical cult di Tim Rice e Andrew Lloyd Weber allestito a Roma dalla PeepArrow Entertainment. L’allestimento, vincitore del titolo di migliore produzione internazionale in Olanda, vede nei panni di Gesù l’indimenticabile Ted Neeley, interprete della versione del ’73. Ecco perché vale ancora la pena di vederlo, sia per chi già conosce il film e chi no.

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Quando uscì per la prima volta fu molto criticato da chi pensava che fosse irrispettoso verso il Cristianesimo e il Giudaismo, e fu accusato persino di razzismo per aver scelto un Giuda nero. Poi fu il Papa stesso a notare che in effetti i testi, salvo eccezioni, non fossero in contrasto con le Sacre Scritture. Ciò nonostante, guardare Jesus Christ Superstar ci provoca un effetto di straniamento. Saranno gli anacronismi (i legionari con il mitra); sarà per come sono rappresentati gli apostoli, con un’aria da freak figli dei fiori; sarà perché un Gesù che canta musica rock e viene introdotto a colpi di chitarra elettrica fa il suo effetto. Ma soprattutto sarà per le domande che pone. Credenti o non credenti ci poniamo tutti delle domande, e ce le siamo poste tutti prima di decidere che approccio avere con la nostra sfera religiosa. E la figura di Gesù, non me ne voglia il più ateo convinto, è una delle figure più intriganti e in un certo senso rivoluzionarie che siano mai esistite. Anche solo come uomo.

Per questo l’opera di Tim Rice ci mette in contatto con il nostro intimo più profondo, con giuda2quello che ci siamo chiesti almeno una volta, anche in termini diversi. E questi dubbi esistenziali hanno un nome: Giuda. Per l’intera durata Giuda siamo noi. Perché se il messaggio cristiano era così importante Gesù ha scelto di diffonderlo a Gerusalemme e più di duemila anni fa? Perché non è venuto oggi? Se vedessimo sulla CNN o su Youtube il video di un uomo che cammina sull’acqua sarebbe più facile credergli. Poi che questo lo chieda Giuda in un’allucinazione di un Gesù stordito, con tanto di sfavillante completo bianco e ballerine afro in minigonna è solo la ciliegina.

Why’ d you choose such a backward time and such a strange land? If you’d come today you could have reached a whole Nation. Israel in 4 B.C. had no mass communication.

Certo, forse lo arresteremmo come i guaritori impostori denunciati su Striscia, o lo tratteremmo come un fenomeno da baraccone. Ed è precisamente ciò che fa un decadente Erode in una delle scene più iconiche del Musical.

I only ask what I’d ask any Superstar: what is it that you have got that puts you where you are?

Nella rappresentazione del Sistina Erode è come un giullare e appare sulla scena con un Pinocchio danzante, omaggio alla cultura Italiana e simbolo di un bambino capriccioso che vuole vedere uno show più che avere delle risposte (prove to me that you’re devine: change my water into wine!).

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Perciò se è vero che l’uomo, antico o moderno, non impara mai e continua a sbagliare, che senso ha avuto il sacrificio? Questo si chiede Gesù nella toccante scena nel Getsemani, in cui un sensazionale Ted Neeley mostra di non aver perso un millesimo della propria arte nonostante l’età. Accompagnato dalla commovente interpretazione, uno schermo proietta immagini di guerra, morte e persino di mafia, per ricordarci quanto il messaggio di porgere l’altra guancia sia andato troppo spesso perduto.

E noi? Che cosa facciamo nel nostro quotidiano? E cosa avremmo fatto? Siamo davvero così diversi da Giuda o da Pilato? Ciò che dicono e chiedono appare fin troppo logico. Pilato viene mostrato come qualcuno che si limita a rispettare la legge per evitare rivolte (Remember Cesar! You have the duty to keep the peace so crucify him!). Giuda si sente sopraffatto dai dubbi, non sa se credere o no al suo maestro, teme ritorsioni dai romani e denuncia dicendo che I have not thought at all about my own reward e noi, al momento, gli crediamo. Perché è un sentimento che potremmo provare noi quello di smarrimento e confusione per qualcosa di più grande di noi. Siamo sicuri che, autoconvincendoci di devolverli in beneficienza, non prenderemmo anche noi quei dannati trenta denari? E che non ci sentiremmo traditi per essere stati destinati a tradire? (I have been saddled with the murder of you. You have murdered me).  

Jesus Christ Superstar ci pone dinanzi il fatto che ogni male ha una sua logica, anche più ferrea del bene che appare come la speranza di uno sciocco. E lo vediamo ogni giorno. Ma ci ricorda anche che alla fine la scelta è la nostra, e cosa fare di un sempreverde messaggio di pace (e non solo) spetta sempre a noi.

JCS_2web.jpgComunque, se ancora non bastasse, lo spettacolo è interamente dal vivo con l’ Orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello e un ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, le scenografie di Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona. Inoltre se non siete pratici con l’inglese non temete, uno schermo proietta a lato la traduzione delle frasi più significative. E poi diciamolo, la “trama” a grandi linee la si conosce già. Perciò approfittate e andate al Sistina in questo periodo Pasquale. Ne vale davvero la pena!

Beatrice Fabri

 

 

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