Le Invasioni dei Bar-Bari #14

Un tizio che sembra uscito da un romanzo d’appendice di Dumas: pizzetto curato, capello liscio, movenze eleganti. Indossa una tuta acetata di quelle altamente infiammabili ma il portamento è quello di colui che ieri è andato ad ascoltare l’opera con Miledy. Squilla un cellulare, il suo. Una voce esce dall’altoparlante e da un oscuro passato, un passato che speravamo morto, sepolto, dimenticato, cancellato, dilaniato, abraso dalle pagine della storia, piallato dagli archivi, sverniciato dal Muro del pianto televisivo.

A un volume da “Associazione Italiana Persone Che Non Ci Sentono Tanto Bene Derek Zoolander”. “…TI GIURO AMORE UN AMORE ETERNO E SE NON È AMORE ME NE ANDRÒ ALL’INFERNO…” Ambra Angioini. Una donna, un perché. Nello specifico: perché ha pensato di poter cantare? Lui cerca di tirar fuori il cellulare dalla tasca della tuta con la velocità di un gatto che sente scuotere la scatola dei croccantini.

Non ci riesce. “…T’APPARTENGO E IO CI TENGO E SE PROMETTO…” Finalmente un guizzo: con entrambe le mani tenta di soffocare la voce stridula da adolescente telecomandata, ma il cellulare gli cade a terra. Cerca di prenderlo al volo senza riuscirci. Ormai tutto il bar ha occhi solo per lui, e questo non lo aiuta di certo. Ambra riprende ancora più forte: “…TI GIURO UN AMORE ETERNOOOO…” E qui le cose precipitano in maniera solo parzialmente inspiegabile.

Athos si guarda intorno con lo sguardo tipico dall’ultimo rimasto nel supermercato accerchiato dagli zombie. Suda ormai senza ritegno, cerca di balbettare qualcosa, si sente circondato. E lo fa. Alza il ginocchio caricando una Zx750 marroncina e blu, la faccia si arrossa, apre la bocca lanciando il grido liberatorio di chi ha sconfitto Sagat con l’ultimo gettone, e inizia a prendere a calci il cellulare per zittirlo. “Scusate… Non è mio… Non è certo la mia suoneria…” dice farfugliando.

Respira in maniera affannosa ma soddisfatta. Gli si avvicina un ragazzo: in una mano il cellulare, nell’altra quella della fidanzata. Guarda lei e le chiede di chiamarlo. Lei lo fa. Il cellulare del ragazzo squilla davanti gli occhi allibiti del moschettiere. “…PERCHÉ ADESSO TI SENTI AMATA… E DAI TUOI OCCHI SI VEDE… IL MARE…” Ascoltano insieme. Si guardano. Il ragazzo indica la ragazza: “Me l’ha messa lei e mo’ non la posso cambiare.” E qui c’è la fratellanza, lo spirito di spogliatoio, il mistico legame maschile creato da anni di caccia al mammuth.

Il ragazzo gli poggia la mano sulla spalla, da guerriero a guerriero: “Fatti una risata: c’è chi sta peggio di te”

Paolo Paladino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...