Le 4 lezioni del professore

Ieri si è spento all’età di 92 anni colui che probabilmente è stato il politologo e scienziato politico più importante del XX secolo italiano: Giovanni Sartori. Caratterizzato da una straordinaria capacità di coniugare eccellenza scientifica e capacità creativa, Sartori è stato professore emerito alla Columbia University (New York), all’università di Firenze e accademico dei Lincei. E’ stato insignito dei più importanti premi e riconoscimenti in Italia e all’estero (tra questi ricordiamo ‘’Principe delle Austrie’’, massima onorificenza europea, e la medaglia d’oro per meriti educativi del Presidente della Repubblica Italiana) nonché di nove lauree honoris causa.

Qualsiasi studente di scienze politiche o chiunque si sia anche solo posto delle semplici domande sui sistemi elettorali, sulle forme di stato e di governo, sui governi passati, presenti e futuri, con ogni probabilità ha avuto il piacere di immergersi in almeno uno dei suoi numerosi libri.

Le sue parole sono sempre state ossigeno per il ragionamento. Con la consueta lucidità di analisi ed estrema chiarezza , Sartori ha indagato alcuni temi cruciali del nostro tempo: il labile confine tra libertà e dittatura, il conflitto tra culture e civiltà diverse, la guerra al terrorismo, il problema dell’immigrazione e del diritto di cittadinanza, il miglior sistema di governo effettivamente realizzabile e gli elementi che caratterizzano le crisi politiche.

Proprio alla luce della sua immensa eredità culturale e accademica, ho deciso di ripercorrere alcune delle sue lezioni fondamentali, con la umile speranza di poter trasmettere almeno in parte i suoi insegnamenti, così preziosi e vitali per chiunque si voglia affacciare alla vita politica del nostro paese.

‘’IL SISTEMA ELETTORALE PERFETTO ESISTE’’: Secondo Sartori, un sistema elettorale che consente  una genuina espressione delle preferenze degli elettori e che produce una certa stabilità governativa esiste. E’ il maggioritario a doppio turno. Tale sistema elettorale (funzionante nella V Repubblica Francese) è, al primo turno, come un sistema proporzionale: ogni elettore esprime la sua prima preferenza. Ovviamente, questo è un meccanismo che scarta le preferenze dei meno, fornendo comunque la libertà di scegliere e preferire. Al secondo turno, qualora il candidato scelto nella prima votazione non raggiungesse i voti necessari per accedere al secondo turno, all’elettore toccherà invece scegliere il candidato di seconda preferenza personale o il meno sgradito. Secondo il professore, inoltre, la premessa per un sistema elettorale perfetto (o quasi perfetto) è che debbano essere vietate le coalizioni. Ogni partito si deve presentare da solo, indicando un solo candidato. In questo modo ogni partito ha interesse a presentare il suo candidato migliore o, almeno, il più forte elettoralmente parlando.

‘’LA MIGLIOR FORMA DI GOVERNO’’: Sembrerebbe quasi che il politologo italiano abbia una notevole inclinazione verso la società francese. In molti dei suoi libri, infatti, egli definì la forma di governo semipresidenziale come la migliore. Secondo tale forma di governo, sono tre le figure istituzionali e politiche fondamentali: il Presidente della Repubblica, Il Primo ministro e il Parlamento.Volendo riassumere, il Presidente della Repubblica viene direttamente eletto dal popolo tramite un sistema elettorale maggioritario a doppio turno. Il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica ma è legato all’ Assemblea Nazionale  tramite il consueto rapporto di fiducia. Senza troppo disquisire sui numerosi elementi che caratterizzano questo sistema organizzativo dei vertici politici francesi, potremmo dire che Sartori ne elogiava la stabilità e il corretto bilanciamento di poteri. La stabilità politica, fondamentale per realizzare un programma di riforme a medio-lungo termine, è un elemento cruciale della società politico-governativa.

’IUS SANGUINIS, IUS SOLI E RESIDENZA’’: Finora la cittadinanza si è fondata sullo ius sanguinis, ovvero l’individuo acquisisce per nascita la cittadinanza dei propri genitori; oppure sullo ius soli, ovvero l’individuo acquisisce la cittadinanza del paese in cui nasce. I paesi già saturi di popolazione mantengono di regola il primo; i paesi sottopopolati adottano in genere il secondo. Sartori propone un terzo principio: la concessione della residenza permanente, trasferibile ai figli ma pur sempre revocabile, a chiunque entri in un paese legalmente con le carte in regola e un posto di lavoro credibile. Certo, dice Sartori, se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga o a favorire la prostituzione, la residenza viene cancellata e l’espulsione è automatica. L’unica privazione di questo status è il diritto di voto.

‘’HOMO VIDENS’’: Secondo Sartori, la televisione e l’apparato mediatico modificano radicalmente (impoverendolo) l’apparato cognitivo dell’homo sapiens. . Il video sta trasformando l’homo sapiens prodotto dalla cultura scritta in un homo videns nel quale la parola è spodestata dall’immagine. Tutto diventa visualizzato. Della tv ci si lamenta che incoraggia la violenza, oppure che informa poco e male, oppure che è culturalmente regressiva, tutto ciò è vero ma il tele-vedere sta cambiando la natura stessa dell’uomo. Si parte già dai video- bambini. Siamo nel pieno primato dell’immagine. Il libro si concentra sulla paidèia cioè sulla crescita del video bambino e quindi sui processi formativi della pubblica opinione e su quanto sapere passa e non passa attraverso i canali delle comunicazioni di massa.

Queste sono solo alcune lezioni di uno dei più grandi politologi a cui il nostro paese ha avuto il piacere di dare la natalità. In qualità di studente di scienze politiche ne sono profondamente debitore e mi auguro che anche in futuro potremmo avere intellettuali del suo calibro, capaci di codificare e rendere accessibili a tutti argomenti che sembrano ormai essere così lontani dal dibattito pubblico.

Per tutto, grazie professore.

Matteo Scalabrino

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