Molto rumore per nulla

Perché la dichiarazione del Ministro Poletti va relativizzata.

Il Ministro Poletti non è nuovo a gaffe mediatiche: la scorsa infelice uscita sui cervelli in fuga lo aveva posto sotto i riflettori. A poco era servito precisare che la frase non fosse rivolta ai giovani all’estero tout court. Questa volta invece la frase della discordia comparsa sui giornali è stata “meglio giocare a calcetto che inviare curriculum”. Ecco perché la diffusa reazione di scandalo andrebbe ridimensionata.

1) Come forma mentale tendo a stare dalla parte di chi è sotto la bufera. Questo non a priori, ma perché ingrossare le fila forcaiole è più facile. È una deformazione del nostro tempo: per avere visibilità bisogna esprimersi con frasi taglienti che lascino il segno, a discapito dell’argomentazione. Specie se questo avviene via twitter non si ha modo di approfondire quello che si intende al di là della battuta. E d’altronde i media non vedono l’ora, ogni frase fuori posto è un’occasione ghiotta per fare clickbaiting, anche fomentando commenti indignati. Per questo, per mitigare un clima di odio, è necessario relativizzare quanto detto, sempre nei limiti del possibile.

2) Nel 2015 il Ministro era stato aspramente criticato dopo aver detto che un 110 e Lode preso a 28 anni ha meno valore di un 97 a 21. In molti avevano attaccato la dichiarazione portando poletti 1.jpgesempi di giovani finiti fuori corso per mantenersi. In quel caso il polverone mi sembrava insensato: ovviamente nessuno critica chi lavora per pagarsi gli studi o svolge altre attività, ma solo chi grava senza coscienza sulle finanze della famiglia. Semmai dovremmo interrogarci sul nostro sistema universitario, che comprende facoltà in cui solo il 30% degli studenti riesce a laurearsi in tempo. E dovremmo anche chiederci come rendere più fluido l’ingresso nel mercato del lavoro dei nostri studenti, che troppo spesso si accorgono della divergenza tra domanda di competenze e offerta. Stavolta, tecnicamente, la frase pronunciata è stata “Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro i curricula”. Questo non significa che inviare un CV sia inutile, ma che contatti e legami sono importanti nella ricerca di un lavoro.

3) Quanto ha detto è senz’altro vero. Nel curriculum non possono contare solo gli aspetti accademici ma anche quelli umani: doti come il team building, il saper stare in gruppo e relazionarsi sono una marcia in più. Il problema è che questa strategia è più efficace se si hanno i contatti giusti, e purtroppo non tutti hanno il privilegio di giocare a calcetto con chi dirige un’azienda. È vero che anche nel piccolo si possono fare amicizie che portino a trovare un lavoro comune, ma per chi vuole cercare un impiego al di fuori dall’ambiente prossimo è demotivante. In un Paese come il nostro una frase del genere fa pensare alla piaga della raccomandazione. Altrove, come negli Stati Uniti, l’aspetto relazionale è tanto importante da aver reso legale e trasparente la raccomandazione. Ma c’è una differenza: chi raccomanda lo fa alla luce del sole e quindi ci mette la faccia, essendo dunque stimolato a segnalare chi è comunque meritevole. Da noi, dove in teoria è illegale, il nepotismo raggiunge picchi imbarazzanti. Allora facciamo una scelta, e cerchiamo una via di mezzo per considerare insieme merito e capacità relazionali.

razzi.jpgQuello che ha detto il ministro ha delle parti di verità, per quanto sia stata sbagliata la forma. Non può passare il messaggio che chi conosce passa avanti, non dalle istituzioni. Ma sicuramente il messaggio era un altro, ed era volto a stimolare i giovani a non chiudersi soltanto in tecnicismi e cercare di costruire relazioni di fiducia, essenziali nella ricerca di un lavoro. È naturale che per creare un’impresa si cerchi un team affiatato su cui poter contare. Magari in un periodo in cui siamo così nauseati dalla strafottenza di alcuni rappresentanti della Repubblica (penso alla canzone scritta dall’On. Razzi) siamo tutti più sull’attenti.

Victrix Causa diis placuit sed victa Catoni

Monsieur Pococurante

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