La Poesia nella Terra di Mezzo

Il 25 Marzo è alle porte e, come da tradizione avviata nel 2003, si celebra il Tolkien Reading Day. L’evento, che coincide con il capodanno di Gondor, è stato avviato dalla Tolkien Society e ha ogni anno un tema diverso. Il tema di quest’anno è “Poesia e Canzone nella finzione Tolkieniana”. Pensando ai temi che ne compongono il récit questo tema può sembrare marginale, ma in esso poesie e canti ricoprono un’importanza vitale.

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Aulë e i Nani, Ted Nasmith

Il regno del fantastico e del fiabesco, che l’autore chiama Feeria, non può essere relegato alla “stanza dei bambini”, continuando ad incantare anche gli adulti. La Fiaba, così come intesa dal Professore, comprende gli elementi aulici dei miti più solenni, come l’Edda o il Beowulf[1]. Il legame con la mitologia è tutt’altro che casuale: affascinato dal Kalevala e da come aveva stimolato il nazionalismo Finlandese, Tolkien voleva creare una mitologia per la Gran Bretagna[2]. Perciò Il Signore degli Anelli non è ambientato in un mondo parallelo come Narnia, ma in uno che potrebbe essere il nostro e potrebbe essere esistito, come Camelot. Nella finzione narrativa, lo Hobbit Bilbo scrive Il Libro Rosso dei Confini Occidentali, libro immaginario citato come fonte da Tolkien. Stando al gioco del racconto quindi, i romanzi sono stati scritti dagli stessi personaggi in epoche lontane, e ci introducono a una cosmogonia popolata da elfi, nani e orchi. Perché non vediamo più queste creature? Perché la nostra è l’età degli uomini, e dai romanzi percepiamo che le altre razze si stanno estinguendo: gli Elfi sono salpati verso Valinor, gli Orchi distrutti, gli Ent hanno perso le Entesse etc. E qui entra in gioco la poesia.

La poesia è il leit motiv che ci accompagna nell’universo di Tolkien, di cui percepiamo la profondità grazie ai versi su Ere passate. I personaggi vivono la propria Era ma conoscono (chi più e chi meno) la storia pregressa, a cui si lega il propria destino.

« Vi racconterò la storia di Tinúviel », disse Grampasso, « in breve, perché è molto lunga e non se ne conosce la fine. Nessuno, al giorno d’oggi, la ricorda tale quale veniva narrata anticamente » … Dopo qualche minuto di silenzio, egli si mise non a parlare, bensì a cantare dolcemente[3]

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Beren e Lúthien, John Howe

Con questo canto, che narra la storia d’amore tra Beren e Lúthien, la trama non prosegue in avanti: gli Hobbit desiderano che Grampasso racconti loro una storia in un momento di riposo. Eppure i versi trasmettono profondità, rievocando episodi lontani nel tempo e quasi persi dalla memoria. Il lettore può non aver letto il Silmarillion, ma percepisce che la linea dell’orizzonte narrativo è più distante di quanto non credesse a inizio lettura. Lo stesso vale per le gesta di Gil-Galad, a Lórien, a Khazad-dûm, i re di Fornost e Aragorn medesimo.

 

« All that is gold does not glitter,

Not all those who wander are lost;

The old that is strong does not wither,

Deep roots are not reached by the frost.

From the ashes a fire shall be woken,

A light from the shadows shall spring;

Renewed shall be blade that was broken,

The crownless again shall be king »[4].

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Aragorn e Éowyn, Alan Lee

« …sono Aragorn, e quei versi accompagnano il mio nome». In questo caso la poesia è inscindibile dal personaggio, cui conferisce un’aura regale. Ci sentiamo sopraffare dalle informazioni che vorremmo carpire e che restano ineffabili, impossibili da cogliere nella loro interezza. È come se tentassimo di padroneggiare la storia medievale nei suoi aspetti più minuziosi. Ad aggiungere ulteriore mistero, canti e poesie hanno anche un immenso potere spirituale: quando gli Alti Elfi invocano Elbereth ne La Compagnia dell’Anello lo fanno con tono reverenziale al limite con la preghiera. Lo stesso Tom Bombadil viene introdotto dal proprio canto, e intonare le sue strofe ha il potere di cacciare gli spettri dai Tumulilande quando gli Hobbit sono in pericolo.

Tolkien riesce a comunicarci le differenze culturali dei personaggi anche attraverso al modo diverso in cui cantano. Le poesie infatti riflettono la personalità dei popoli descritti: dolci e malinconiche dai toni elevati per gli elfi, energiche per i nani che trasmettono un amore “fiero e geloso”[5] , allegre e legate alle piccole cose per gli Hobbit. Persino gli orchi si tramandano leggende nella spaventosa e stridente lingua nera. Il fatto poi, che tra le strofe si nascondano calchi di poemi antichi, non fa che enfatizzare l’epicità dello scritto. Ad esempio l’elfico « Aiya Eärendil Elenion Ancalima » ricorda i versi 104 e 105 del Christ:

« Eala Eärendel engla beorthast

Ofer middangeard monnum sended [6]»

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Galadriel, John Howe

Ci si potrebbe dilungare molto sul tema linguistico e sui riferimenti letterari contenuti nelle opere di Tolkien, ma tornando alla musica, si può trovare in essa un secondo valore cruciale. Nell‘Ainulindalë, primo libro del Silmarillion, Ilúvatar che è Il Tutto infonde nella musica il proprio potere creatore, chiedendo ai suoi Valar di contribuire alla melodia plasmando la Terra di Mezzo:

Allora Ilúvatar disse: «Del tema che vi ho esposto, io voglio che voi adesso facciate, in congiunta armonia, una Grande Musica (..) Io invece siederò in ascolto, contento del fatto che tramite il vostro una grande bellezza sia ridesta in canto[7]. »

Dal terzo tema musicale intonato da Ilúvatar vengono creati i suoi Primogeniti, gli Elfi. Essi sentiranno sempre il richiamo del mare, tra le cui acque si conserva l’eco di quella Musica, senza capire che cosa odano[8]. Perciò non stupisce che il canto sia una forma d’arte conosciuta da tutte le razze, seppure con differenze, essendo l’elemento in cui riecheggia la creazione. Nessuna razza ne è esclusa, dato che come mette in guardia Ilúvatar:

«…Nessun tema può essere eseguito, che non abbia la sua più remota fonte in me[9] ».

Per questi e altri motivi il canto e la poesia occupano un posto centrale nell’universo tolkieniano, degni di essere i protagonisti dell’evento di quest’anno. Buon Tolkien Reading Day, e a te che hai trovato il tempo di leggere questo pezzo:

Aa’ menle nauva calen ar’ ta hwesta e’ ale’quenle  

(Possano le tue strade essere verdi e possa il vento accompagnarti )

Beatrice Fabri

 

[1] Tolkien J.R.R., Albero e Foglia, Il Fabbro di Wootton Major, Il ritorno di Beorhtnoth, Bompiani, 2008, pp. 38 e 60,

[2] Flieger V., Introduction to The Story of Kullervo, London, Harper Collins Publishers, 2015, p. ix

[3] Tolkien J.R.R, Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello, Milano, Bompiani, 2008, p. 251

[4] Tolkien J.R.R, The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring, New York, Houghton Mifflin Harcourt Boston, 2014, p.167

[5] Tolkien J.R.R, The Hobbit , p. 24

[7] Tolkien J.R.R, Il Silmarillion, Milano, Bompiani, 2004, p.11

[8] Ibidem p. 16

[9] Ibidem, p. 14

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