Il balzo sul Tigri

La lunga battaglia per la liberazione di Mosul entra nella sua fase finale

Prosegue la battaglia per la riconquista di Mosul da parte delle forze di sicurezza regolari irachene e dei loro alleati. L’obbiettivo, come noto, è quello di scacciare definitivamente l’Isis da quella che considera essere la capitale irachena del Califfato.

Operazione non semplice da realizzare, i cui progressi si registrano giorno dopo giorno senza mai subire un’accelerazione decisiva. Sono passati 5 mesi dall’inizio dell’operazione “Qadimun ya Nineweh”, lanciata lo scorso 17 ottobre con l’obiettivo di riprendere Mosul e la regione intorno alla città. Le forze schierate comprendevano circa 30000 uomini fra soldati regolari dell’esercito di Baghdad, milizie sciite e Peshmerga curdi. Un dispiegamento imponente supportato dal cielo dalle forze aeree della coalizione occidentale che compivano raid in appoggio alle forze di terra. Contro questa forza il califfo nero ha schierato 6000 miliziani, in gran parte stranieri, a difesa della sua città più importante in Iraq con l’ordine di combattere fino all’ultimo proiettile e poi sacrificarsi in attacchi suicidi.

Dopo il primo mese di combattimenti la zona sud di Mosul è stata dichiarata ufficialmente riconquistata dalle forze irachene. Agli inizi di gennaio queste stesse forze hanno raggiunto le sponde del Tigri, il fiume che divide in due la città, e il 18 dello stesso mese è stata dichiarata sicura la parte orientale della città. Un’avanzata lenta e costante che ha visto coinvolti un numero sempre maggiore di combattenti, per rimpiazzare le perdite subite e incrementare la pressione sul nemico.

I trenta giorni successivi sono stati sfruttati dalle forze irachene per riorganizzarsi e pianificare la seconda parte dell’offensiva che ha come obbiettivo il guado del Tigri e la riconquista della parte occidentale della città. Il 19 febbraio ill premier iracheno Haider al-Abadi ha annunciato l’inizio dell’offensiva militare per riconquistare la parte occidentale di Mosul. “Le nostre forze hanno iniziato a liberare i cittadini dal terrore di Daesh”, assicura Abadi, “stiamo arrivando, provincia di Nineveh, a liberare il lato occidentale di Mosul”.

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Il primo obbiettivo della nuova offensiva sarà l’aeroporto, attualmente non operativo, situato nella zona sud-occidentale della città e in tal senso si stanno già muovendo le colonne delle forze speciali irachene.

Chi si aspettava un crollo rapido delle difese del sedicente Califfato islamico sarà rimasto senz’altro deluso. Il terreno di scontro non consente alle forze irachene, superiori per numeri e mezzi, di sfruttare i propri punti di forza non essendo possibili azioni di manovra o sfondamenti su vasta scala. I soldati (e i miliziani loro alleati) si ritrovano a dover combattere strada per strada, casa per casa, sotto la costante minaccia di attacchi suicidi, imboscate, coli di mortaio e l’opera dei tiratori scelti di Daesh.

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L’azione delle forze regolari è resa ancora più complicata dalla presenza in città di decine di migliaia di civili costretti dai miliziani neri a rimanere in città per essere sfruttati come scudi umani.

L’epilogo dello scontro sembra tutt’altro che vicino ma certamente lo Stato Islamico sta decisamente perdendo terreno su tutti i fronti. In Iraq così come in Siria dove le Syrian Democratic Forces continuano la loro avanzata su Raqqa. Sarà anche per questo che, stando alle notizie diffuse dalle agenzie di intelligence, il Califfo starebbe tentando di raggiungere la Libia dove spera di riuscire a riorganizzare le proprie milizie dopo la sconfitta subita a Sirte.

Roberto Rendina

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