Israele supera un’altra linea rossa

Il 6 febbraio La Knesset (il parlamento israeliano) ha approvato in via definitiva una legge che legalizza in modo retroattivo 3800 alloggi in Cisgiordania costruiti su terreni di proprietà palestinese. Il provvedimento, che con un evidente gusto per il camouflage è tradotto come “legge di regolarizzazione”, ha invece l’aspetto di una vera e propria legge di esproprio.

Come affermato dal quotidiano Haaretz:

“Tecnicamente, è stata pensata per “regolare la colonizzazione in Giudea e Samaria [la Cisgiordania.] e consentirne la continua costruzione e lo sviluppo.” Un nome più esplicito sarebbe, nei fatti, “Legge di esproprio”, in quanto legalizza in modo retroattivo l’esproprio da parte dello Stato di terreni palestinesi di proprietari privati. Gli oppositori della legge avrebbero probabilmente preferito mettere in chiaro le cose in modo ancora più diretto e chiamarla “Legge del Furto” – una legge che legalizza il fatto che i coloni vivano su terre che non sono di loro proprietà.”

Se da una parte la legge non concede ai coloni il pieno diritto di proprietà sulle terre, dall’altra congela la situazione appena costituita negando ai proprietari palestinesi il diritto di reclamare la terra o di prenderne possesso con mezzi legali “finché non ci sarà una soluzione diplomatica sullo status dei territori.”

Con questa aggressiva iniziativa Israele supera una nuova “linea rossa”, una delle più gravi e pericolose per gli effetti che da essa potrebbero scaturire.

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Raid aereo del 06/02/2017

Tanto per cominciare lo stesso 6 febbraio, l’approvazione della legge è stata accompagnata da una breve quanto intensa serie di raid israeliani contro una postazione di Hamas, dopo che un razzo lanciato dalla striscia aveva colpito una zona di confine israeliana. Ma fin qui nulla di nuovo, una conseguenza ovvia archiviabile come parte di una prassi ormai vecchia di decenni.

La legge crea piuttosto un pericoloso precedente: La misura permetterebbe infatti al ministro della giustizia di estendere la lista degli insediamenti e degli avamposti espropriati, previa l’approvazione della commissione parlamentare Costituzione, legge e giustizia. Se in passato, le autorità israeliane erano autorizzate ad espropriare la terra solo per motivi di sicurezza, ora appaiono evidenti i presupposti legali per cui può essere confiscata esclusivamente per la costruzione di colonie.

A confermare quelle che ora sono supposizioni, benché basate su fatti, è la voce di uno dei principali co-promotori della legge, Bezalel Smotrich, secondo cui si è giunti ad

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Bezalel Smotrich

“un passo storico verso il completamento di un processo che intendiamo avviare; l’applicazione della piena sovranità israeliana su tutte le città e le comunità in Giudea e Samaria.”

Le note di biasimo della comunità internazionale non si sono fatte attendere: L’Alto rappresentante per gli affari esteri Federica Mogherini ha espresso il corale disappunto dell’Ue per adozione della legge sulla regolarizzazione da parte della Knesset.

Anche il portavoce dell’ONU Stephane Dujarric, ha espresso simili obiezioni: «Questo disegno di legge è in violazione del diritto internazionale e avrà conseguenze legali di vasta portata per Israele».

È tuttavia necessario che alle denunce seguano azioni decise: se il governo di Netanyahu non farà marcia indietro il prezzo da pagare potrebbe essere la fine di ogni fragile progetto di una soluzione a due stati del conflitto.

Alessandro Lazzarini

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