Purché se ne parli…

…Di Cyber Bullismo.

Come da tradizione, questo martedì è iniziato il Festival di Sanremo e, come da tradizione, dalla prima serata sono nate le prime polemiche. Sul palco dell’Ariston la presentatrice Diletta Leotta ha parlato della violazione della privacy di cui è stata vittima quando degli hacker hanno diffuso delle sue foto private e senza veli. Ma a far discutere, più che il messaggio, è stato il suo outfit audace criticato su twitter da Caterina Balivo (e con lei da molti altri).

1) Spezziamo una lancia in favore della Balivo. Probabilmente avrà fatto una battuta. Quanti di noi twittano frasi provocatorie commentando uno show? Il problema è che la signora Balivo è una conduttrice Rai e per questo la sua frase infelice è finita sotto i riflettori. Ma mettere in croce qualcuno per una battutaccia sui social è una deriva perversa della nostra società.

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2) È vero, il vestito di Diletta Leotta lasciava poco all’immaginazione. Detto questo, la signorina non lavora alle poste ma lavora per Sky che, spoiler, è una TV. Possiamo discutere su quanto sia odioso un meccanismo che impone alle donne di essere attraenti anche per leggere le previsioni meteo, cosa non richiesta a un corrispettivo uomo, ma per ora è la legge dell’audience. Diletta Leotta, con il suo spacco vertiginoso, non fa nulla di troppo diverso dalle altre donne dello show business.

3) A prescindere da quanto la presentatrice fosse scollata, nulla giustifica una violenza nei suoi confronti. La colpevolizzazione della vittima è un fenomeno stomachevole che giustifica il carnefice e chiude la bocca a chi subisce con un “te la sei cercata”. Per quanto sembri poco grave anche diffondere delle foto senza consenso è una forma di violenza e come tale va condannata. Non serve a niente dire che comunque non avrebbe dovuto scattare quel tipo di foto né che ha scelto lei di essere al centro dell’attenzione lavorando in TV.

diletta-leotta14) Per parlare di violazione della privacy si dovrebbe forse indossare un burqa? Persino in Marocco è stato dichiarato illegale, eppure i nostri benpensanti lo vorrebbero imporre alle donne dello spettacolo. È come dire che per tutelare la privacy basta chiudere bene le persiane anche di giorno e controllare di non essere osservati. Non a caso alcuni hanno paragonato questa mentalità a quella che scagiona uno stupro se la vittima è in minigonna. Semmai è il contrario: essere liberi significa che è la legge a difenderci e non la forza bruta o la prevenzione fino alla paranoia. Altriment la prossima volta che sentiremo di una rapina ci metteremo a sindacare su quanti giri di chiave avesse dato il derubato.

5) Diffondere foto di nudo senza permesso è uno stupro virtuale. Non è uno scherzo innocente e può essere una forma grave di cyber bullismo. Secondo un recente rapporto il 65% dei ragazzi ha ricevuto almeno una volta una minaccia sul web e, dato più allarmante, la stessa percentuale non saprebbe a chi rivolgersi per denunciare questi attacchi. Essenziale è comunicare alle vittime di non vergognarsi e di procedere con le denunce, per quanto possa essere imbarazzante spiegare il perché si è ceduto in modo da essere ricattabili. Sicuramente l’unica cosa da non fare è creare un clima di vergogna per cui chi subisce resta intrappolato in una spirale di silenzio e minacce.

A prescindere da chi ne parli, purché se ne parli. Il cyber bullismo, con la violazione della privacy, è un fenomeno relativamente recente a cui si sta ancora tentando di dare una risposta efficace. Per quanto la tentazione di accusare di superficialità chi si presta riprendersi in pose hard sia sempre dietro l’angolo, l’importante è non perdere la bussola e condannare gli abusi. Anche se chi li subisce porta uno sgargiante vestito rosso.

Victrix Causa diis placuit sed victa Catoni

Monsieur Pococurante

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