Martin costante Schulz

Ovvero: perché il leader socialdemocratico è ancora lontano dallo sconfiggere Angela Merkel

Chirac, Blair, Aznar, Bush, Berlusconi, Sarkozy, Brown, Zapatero, Obama, Monti e Cameron sono solo alcuni dei capi di stato e governo cui Angela Merkel è sopravvissuta. Qualcuno ha anche contribuito a seppellirlo, tanto è potente la cancelliera tedesca. Un dominio incontrastato il suo, in patria come all’estero. Dal varo di due grandi coalizioni fino al governo più o meno indiretto della sempre meno Unione Europea. Angela Merkel, da dodici anni, guida un autentico Quarto Reich. Senza mano tesa, ma con mano ferma sui conti pubblici, specie quelli altrui. Senza Zyklon B, ma con lo spread. Senza invadere la Polonia, ma occupando la Grecia. Senza urlare, ma sussurrando.

Angela Merkel sembra invincibile: nulla resiste al cancelliere!

E invece no perché un libraio col diploma di ginnasio superiore, dopo un doppio mandato come Presidente del Parlamento Europeo di Strasburgo, decide di saltare il Reno per ritornare in Germania e sfidarla.

E così inizia il blitzkrieg di Martin Schulz. Dopo “aver suicidato”, senza nemmeno dirgli di stare sereno, il suo compagno di partito Sigmar Gabriel, che da quattro anni ha lo sciagurato compito di essere il vice Merkel, ottiene la leadership del suo partito, la moribonda SPD.

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L’ex presidente del Parlamento Europeo raccoglie un centrosinistra tedesco allo stremo, oppresso dall’abbraccio mortale, ma necessario, con i popolari della CDU e incapace di imporre una sola voce nell’agenda di governo. A dirla tutta, in questi ultimi anni, l’SPD non ha potuto nemmeno suggerire il colore dell’agenda. Ed ecco spiegati il deflusso di voti a sinistra, verso Die Linke, e la totale assenza di competitività sul piano nazionale. Schulz si divincola dalla retorica dell’austerità, ruggisce contro la grande coalizione, incensa il dibattito con nuove, nuovissime idee come la riduzione delle tasse sul lavoro. Schulz defibrilla il centrosinistra tedesco. Diamogliene atto. Eppure non è lui il vero artefice di questa inattesa risuscitazione.

Martin Schulz deve tutto ad Angela Merkel.

Nonostante il governo della cancelliera abbia ridotto la disoccupazione al minimo e garantito alla Germania la leadership su un intero continente, ad aspirare Merkel verso il basso c’è la crisi dei cosiddetti rifugiati. La politica delle porte aperte, a giorni alterni, ha consentito che una milionata di profughi venisse vomitata in pochi mesi nella sola Baviera scatenando le ire della CSU, partito gemello della CDU guidata da Angela Merkel. I mancati attentati, quelli riusciti e l’affermazione della destra radicale di Alternative für Deutschland innescano un rapida, inesorabile e difficilmente arrestabile emorragia di voti che potrebbe essere fatale a Merkel e al centrodestra.

Qualche petardo socialdemocratico, svariate bombe inesplose qui e la per la Germania, un ordigno ad orologeria all’estrema destra ed ecco spiegata la formula segreta dell’illusione ottica che sta avvenendo in Germania.

Merkel cala turbinosamente, Schulz cresce tiepidamente, le due traiettorie si incrociano e WUNDERBAR: ecco il tanto sbandierato sorpasso dei socialdemocratici sui cristianodemocratici.

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In verità il superamento dell’SPD sulla CDU-CSU è ancora tutto da dimostrare. Troppo presto per canticchiare il de profundis alla donna più potente del mondo e troppo presto per incoronare cancelliere colui che venne suggerito per il ruolo di kapò dall’allora presidente Berlusconi. Un solo punto di vantaggio in un sondaggio a sette mesi dalle elezioni vale meno di un televoto al Festival di Sanremo.

Ammettiamo, però, che quel sondaggio che entusiasma gli autoproclamatisi socialisti duri e puri sia vero. Ipotizziamo, Nietzsche sarebbe fiero di chi legge e, mai lo avrebbe pensato, di chi scrive. Ipotizziamo: l’SPD prende il 31% dei voti superando Merkel e compagnia austerizzante portando, finalmente, la socialdemocrazia ad un’insperata, inaspettata e inestimabile vittoria. Smorzassero i sorrisi da sinistroidi tutti coloro convinti che in Germania possa realizzarsi a settembre una vittoria della loro amata sinistra-sinistra. Se davvero le elezioni finissero come dice il sondaggio che ha ringalluzzito tutti gli incalliti oppositori della Terza Via renziana, clintoniana, macroniana e blairiana, Martin Schulz non avrebbe nemmeno il tempo di finire la birra dopo il brindisi della vittoria. L’indomani, il trionfante e baldanzoso leader dell’SPD dovrebbe ritornare a trattare con i cristiano democratici per la formazione di un governo di grande coalizione. Fuori discussione la coalizione semaforo (rosso SPD, giallo FDP, verde Grüne). Difficilmente praticabile la coalizione pomodoro (rosso SPD, verde Grüne, rosso Die Linke). Rimane solo la Große Koalition. E si ritorna al via.

Ci vorrà ben più di un punto per sconfiggere Angela Merkel. L’SPD avrà bisogno di tenacia e, per fortuna, hanno il loro Martin costante Schulz.

Andrea Bonucci

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