Lo chiamavano enfant prodige

A dicembre è uscito nelle nostre sale “È solo la fine del mondo”, Grand Prix della Giuria all’ultimo festival di Cannes. Il regista è Xavier Dolan, classe ’89, al suo sesto film.

Esordisce a diciannove anni con “J’ai tué ma mère”, dove dimostra anche le sue encomiabili doti di attore. I tratti distintivi del giovane regista sono già tutti lì. Dai controversi rapporti familiari, con un occhio di riguardo a quello madre – figlio, all’originale estetica pop.

In questa sua opera prima manifesta una padronanza tecnica incredibile, che andrà a perfezionarsi sempre di più nei film successivi.

laurence-anywaysIl 2010 è l’anno di “Les amours imaginaires”, sempre con Dolan protagonista, ma è nel 2012 che il ragazzo di Montréal centra il suo primo capolavoro: Laurence Anyways.

Il film più lungo, più estremo, poetico e colorato. Come in Pollock, artista amato da Dolan, il colore, sparato in faccia allo spettatore in ogni inquadratura, diventa componente fondamentale del suo stile visionario. “Laurence Anyways” è un film ipnotico, che a fronte delle sue quasi tre ore, vola via come se durasse dieci minuti.

L’anno successivo, nel 2013, esce un film molto particolare: “Tom à la ferme”. Un thriller inquietante, che fonde l’amore del regista per l’estetizzazione della realtà con la suspense alla Hitchcock. Dimostra quindi, al suo quarto film in cinque anni, una maturazione notevole, quasi miracolosa, che si concretizza in un film teso, cupo e atipico rispetto ai suoi lavori precedenti.

Il 2014, però, segna l’ingresso definitivo di Dolan nella storia del Cinema. Quell’anno infatti “Mommy” vince il Premio della Giuria al festival di Cannes e ci regala una delle scene più belle degli ultimi anni. La sua particolarità sta nell’utilizzo geniale del formato 1:1, simile a quello di un video girato con il cellulare in verticale per intenderci. In due mommyparticolari momenti il formato si allargherà, adattandosi al più consueto 1,85:1, per poi tornare al claustrofobico 1:1. Di questo film si dovrebbe parlare per ore, quindi non si può fare altro che consigliarlo spassionatamente.

E adesso con “È solo la fine del mondo” arriva la conferma, come se ce ne fosse ancora bisogno, del suo immenso talento. Per la prima volta si cimenta con attori dalla fama internazionale, come Vincent Cassel, Marion Cotillard e Léa Seydoux, senza perdere però il suo stile.

Ora sta lavorando al suo primo progetto in lingua inglese, “The Death and Life of John F. Donovan”, con un cast che vanta al suo interno Natalie Portman, Susan Sarandon e Jessica Chastain su tutti.

In conclusione Dolan è un autore straordinario, un artista eclettico che nell’elaborazione dei propri film cura in prima persona la sceneggiatura, il montaggio, i costumi, la produzione, la colonna sonora e ovviamente la regia, oltre a recitare spesso e volentieri.

Claudio De Angelis

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