Italia paese proporzionale

In settanta anni la svolta verso il maggioritario che non arriva mai

Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. E così anche la nostra politica ha fatto il suo lungo giro per tornare indietro. La Corte Costituzionale si è infatti espressa sulla costituzionalità o meno della legge elettorale nota come Italicum e con un colpo di spugna lo ha trasformato da sistema maggioritario a proporzionale. Un ritorno alle origini.

Precisamente tornare al 1946 quando venne varata la prima legge elettorale della neonata Repubblica italiana: un sistema proporzionale puro che conteneva solo dei piccoli de_gaspericorrettivi in senso maggioritario per il Senato. Nel 1953 De Gasperi provò, tramite quella
che è stata chiamata legge Truffa, ad inserire un super-premio di maggioranza che assegnava il 65 % dei seggi alla coalizione che avesse ottenuto la metà dei voti validi. Nell’unica elezione in cui si utilizzò questa formula, proprio nel 1953, il premio di maggioranza non scattò e nella legislatura successiva si scelse di tornare indietro.

Per i quarant’anni successivi la legge elettorale non è stata toccata, contribuendo a congelare lo status quo della politica nostrana. Fu l’iniziativa di Mario Segni nel 1991 a scuotere il paese dall’immobilismo in cui era caduto. Il referendum elettorale abrogativo, tenutosi il 9 giugno 1991, fu il primo passo verso la modifica del sistema di elezione. Il sistema proporzionale venne sostituito, nel 1993 dalla legge Mattarella (si proprio lui, il nostro attuale Presidente della Repubblica), la quale viene identificata, nei casi di scuola, come sistema misto-maggioritario. Essa infatti prevedeva l’assegnazione del 75% dei seggi per mezzo del sistema maggioritario e il restante 25% tramite il proporzionale.

Successivamente fu Silvio Berlusconi a voler varare una nuova formula che, riteneva, potesse essere più congeniale al centro-destra. Così negli ultimi mesi del suo terzo governo, il Cavaliere incarica Calderoli di trovare la giusta formula. Il risultato, la legge Calderoli per l’appunto sarà un sistema proporzionale con premio di maggioranza (vi ricorda qualcosa). Il Porcellum, così definito in quanto appellato dal suo stesso autore come una “porcata”, prevedeva un premio di maggioranza da assegnare alla lista o coalizione che avesse ottenuto il miglior risultato alle elezioni. Grazie a tale premio, assegnato su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato, si otteneva il 55% dei seggi disponibili (nel caso del Senato, il 55% dei seggi disponibili per la singola regione).

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Il Porcellum è stato la fonte di legittimazione per ben tre legislature prima che, dopo le elezioni del 2013, la Corte Costituzionale si accorgesse della parziale incostituzionalità della legge. Parziale perché non è tutta da buttare: basta togliere il premio di maggioranza senza soglia minima, le liste bloccate e voilà nuova legge elettorale: il Consultellum.

Ora qualcuno potrà pensare, beh ma adesso la storia finisce? Invece no perché a questo punto entra in scena l’Italicum. La nuova legge elettorale varata dal governo Renzi e applicabile esclusivamente alla Camera (in accordo con il progetto di riforma costituzionale Boschi bocciato lo scorso 4 dicembre) prevedeva un premio di maggioranza del 55 % al partito che avesse preso il 40% dei voti. In alternativa sarebbero andati al ballottaggio i due partiti con il maggior numero di voti. Un disegno che ora rimarrà solo sulla carta.

La Consulta ha infatti eliminato il ballottaggio trasformando così quello che era un sistema elettorale maggioritario in un proporzionale con premio di maggioranza al partito che avesse raggiunto una determinata soglia. Nasce quello che è stato subito ribattezzato Legalicum.

Subito applicabile alla Camera ma presto anche al Senato se dovesse effettivamente andare in porto l’accordo tra Pd, Movimento 5Stelle, Lega e Fratelli d’Italia. Poi inizierà la corsa alle elezioni, a vincere quel famoso premio di maggioranza che ad oggi, secondo vari sondaggi, nessuno sarebbe in grado di raggiungere. In questo caso servirà trovare una nuova intesa parlamentare per poter formare un governo. Alleanze post-elezioni. La mente corre e i ricordi riaffiorano. Certi amori non finiscono, bentornata Prima Repubblica!

Roberto Rendina

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