Hold the Line

Perché ci disgusta l’idea di Muro?

Da sempre siamo abituati ai politici che non mantengono le promesse elettorali. Eppure, questa volta, ci siamo dovuti ricredere. Donald Trump ci ha messo meno di tre mesi a mantenere le proprie, quelle più criticate almeno. Quello della sicurezza, interna e frontaliera, è un tema caldo da decenni e il neo eletto presidente l’ha affrontato in modo radicale: con una stretta sui visti e con l’inasprimento di controlli ai confini. Nessuno aveva mai osato tanto… o forse sì.

1)Devo darvi una brutta notizia: il muro con il Messico esiste già. I primi lavori di costruzione del Muro di Tijuana risalgono ai tempi di George Bush, nel 1990. Il primo tratto di 22,5 km fu completato nel ’93, e nel ‘94 Bill Clinton proseguì con la stessa linea approvando le operazioni Gatekeeper, Hold the Line e Safeguard. Non solo, nel 2006 la barriera venne ampliata col Secure Fence Act, votato dai democratici Barak Obama, allora Senatore dell’Illinois, e Hillary Clinton. Proprio loro. Già. Il progetto di Trump, non ancora ben definito, potrebbe quindi non essere una nuova muraglia Cinese, ma limitarsi ad unire le barriere esistenti e non del tutto contigue. Anche perché su 3.200 km di frontiera, oltre mille sono già protetti.

trumpwallchina2) Le restrizioni all’ingresso applicate da Trump parrebbero basate su un pregiudizio religioso. Ma non scordiamo che ad oggi Israele è il Paese escluso da più Stati sullamedesima base. Algeria, Bangladesh, Brunei, Iran, Iraq (tranne il Kurdistan Iracheno), Kuwait, Libano, Libia, Malesia (salvo permesso del ministro degli interni), Oman, Pakistan, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Emirati Arabi Uniti (salvo il solo transito) e Yemen negano ai cittadini Israeliani l’accesso. Inoltre Iran, Kuwait, Libano, Libia, Arabia Saudita, Sudan, Siria e Yemen rifiutano persino chiunque abbia avuto un visto israeliano. Fatalità gli Stati esclusi da Trump sono in parte gli stessi che escludono Israele. Una coincidenza? Può darsi, ma sarebbe in linea con la sua posizione smaccatamente filo-Israeliana.

3) Tecnicamente il blocco non è permanente ma varrà 90 giorni. Giusto il tempo, così viene detto, di rivedere le politiche di immigrazione. In sé l’idea di rimodulare le modalità di ingresso e di controllo non è malsana, se fatto con cura e buonsenso. Comunque ho un suggerimento anch’io: il questionario da compilare per entrare negli USA, avete presente? Ecco, magari alla domanda “Hai intenzione di compiere atti terroristici?” non rispondono tutti sinceramente.

4) Il punto più oscuro è perché Paesi sospettati (e anchschermata-2017-01-31-alle-16-33-03e più) di finanziare il terrorismo o con situazioni politiche tutt’altro che distese non facciano parte del bando. Perché Iraq, Iran, Yemen, Libia, Somalia e Siria sì e invece Turchia, Egitto, Pakistan, Emirati o Arabia Saudita no? Se Hillary Clinton era criticata per la sua vicinanza alle petro-monarchie saudite vicine all’Islam radicale, perché Trump non mostra di essere diverso? I maligni potrebbero insinuare che sia per un conflitto di interessi, ma siamo tutti sicuri che i soldi e le aziende rilevate dal Presidente in Arabia Saudita ed Emirati non c’entrino nulla.

5) Di muri al mondo ce ne sono tanti: tra Messico e Guatemala, Israele e Cisgiordania, Corea del Nord e del Sud, Tailandia e Malaysia, India e Pakistan, Zimbabwe e Botswana, Pakistan e Afghanistan, Uzbekistan e Tagikistan, Yemen e Arabia Saudita. E ancora tra Oman ed Emirati, Kuwait e Iraq, Turchia e Cipro, tra l’enclave spagnola di Ceuta e il Marocco e l’ultimo eretto da Orban per sigillare la rotta balcanica. Le motivazioni ufficiali sono tante, ma quella reale è la stessa per tutti.

Perché, allora, ci fa tanta impressione la scelta dell’America? Perché noi siamo meglio di così. L’America è meglio di così. L’essenza dell’America è in quel “We the people of the United States”: nessuno è lasciato indietro e chi è pronto a rimboccarsi le maniche è il benvenuto nel Paese che promuove Giustizia e Libertà. Il problema è che quel preambolo parla anche di Sicurezza, e come riusciremo a coniugare le tre cose è la più grande sfida cui questi tempi ci sottopongono.

Victrix Causa diis placuit sed victa Catoni

Monsieur Pococurante

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