Ne è Valls la pena?

Ovvero: perché la sconfitta di Manuel Valls è un grande aiuto a Marine Le Pen nella marcia verso l’Eliseo

Nelle precedenti puntate: Hollande, il peggior presidente della Quinta Repubblica francese, ma anche della Quarta, crepi l’avarizia suvvia, scopre dopo quattro anni e passa di mandato di essere un tantinello impopolare. Lo scriteriato aumento del debito pubblico, il galoppante aumento delle tasse, il selvaggio incremento della disoccupazione, la crescita economica azzerata ed impuniti ed imprevisti attacchi terroristici sono solo alcuni dei piccoli segnali che hanno spinto François Hollande a non ripresentarsi per un secondo mandato.

Oh La La, François! Un atto da vero statista, nonché da abile stratega politico. Conti alla mano, il presidente sotto sfratto, alle imminenti elezioni presidenziali, avrebbe ottenuto meno del 10% dei voti.

E questo ancora non è niente, la soap socialista continua, ingarbugliandosi.

Scimmiottando le primarie del centrodestra, provando soprattutto a vampirizzarne un po’ di successo, il Partito Socialista organizza delle consultazioni popolari per designare il candidato presidente. Queste elezioni erano state orchestrate su misura per Hollande per concedergli un rigenerante bagno di folla, anzi bagnetto, anzi bidet.

valls-hollande

E invece niente, perché monsieur le président non si ripresenta e via con il walzer dei moscerini. C’è l’ex ministro protezionista paladino del made in France Arnaud Montebourg, l’ex ministro sinistrorso dell’educazione nazionale Benoît Hamon, il distinto eurodeputato Vincent Peillon, un paio di radicali ecologisti e perfino un centrista in omaggio. Manca lui, il personaggio principale della soap, il Ridge Forrester socialista: Manuel Valls.

Il Primo Ministro di François Hollande, divenuto capo del governo dopo un biennio di tenace dinamismo al Ministero dell’Interno che gli è valso il nomignolo di Vallkozy, è sempre stato percepito come un corpo estraneo dagli elefanti del Partito Socialista. Social-liberale, progressista, difensore della laicità repubblicana e decisionista è l’esatto contrario del dirigente medio del centrosinistra francese. Valls, nato a Barcellona a naturalizzato francese intorno ai vent’anni, in breve, è il socialista più a destra di tutta la Francia.

Impopolare nel paese, è ancor più sgradito nella sua famiglia politica.

Eppure via, si candida, con la missione eroica e donquichottesca di difendere il bilancio di Hollande e del suo governo.

È il favorito fra gli sfavoriti, può finalmente giocare da titolare dopo anni passati a fare il vice-disastro. I sondaggi lo premiano. Si vota.

Arriva secondo, dietro il più delirante e inconcludente dei cosiddetti socialdemocratici. Benoît Hamon supera il 36%, Valls sotto il 32%.

Si procede dunque verso il ballottaggio, proprio quella pratica che in Italia è stata recentemente considerata incostituzionale ed antidemocratica, ma dopotutto i francesi che ne capiscono di democrazia? L’ex primo ministro attende la pioggia di sostegni delle personalità del Partito Socialista. Valls chiude presto l’ombrello. Tutti i dirigenti socialisti lo scaricano e, pur di impallinarlo definitivamente, senza che D’Alema avesse suggerito niente, sostengono il rivale Hamon.

FRANCE-VOTE-PRIMARIES-LEFT

Grande coup de théâtre: con oltre il 58% dei voti, Benoît Hamon sconfigge Manuel Valls. Ed è già un coro di complimenti. Tutti si rallegrano della ritrovata identità della sinistra socialista e laburista. Ci voleva. L’accoglienza dei migranti, il reddito universale di cittadinanza, il potere ai sindacati, le tasse ai ricconi col monocolo, c’è proprio tutto il repertorio che ha reso storicamente la sinistra la più qualificata, affidabile, ineguagliabile forza perdente e d’opposizione. Eppure si festeggia la vittoria ad effetto di Hamon. L’affermazione del candidato più a sinistra ha già innescato un effetto domino che arriva fino a toccare l’estrema destra del Fronte Nazionale. Per intenderci: tossisce Hamon, gode la Le Pen.

Se il vincitore delle primarie socialiste è incapace di recuperare voti a sinistra, dove già c’è il popolare Jean-Luc Mélenchon del Fronte di Sinistra, figuriamoci al centro dove impazza Emmanuel Macron. Il giovane rampante ex ministro dell’Economia, capitalizzato già il sostegno degli elettori moderati, potrebbe aspirare tutti i voti degli elettori di centrosinistra che non si sentono rappresentati dal vittorioso Hamon. Macron potrebbe, dunque, perfino superare François Fillon, l’ultimamente ammaccato candidato del centrodestra, e finire faccia a faccia con Marine Le Pen.

E qui la sfida sarebbe tra un giovane banchiere liberale e europeista contro una conservatrice, antisistema, protezionista e nazionalista.

Un faccia a faccia fra due visioni della nostra fetta di mondo: una lungimirante e ripetutamente bocciata, l’altra superficiale e ripetutamente premiata.

Siamo seri: sicuro vince Hillary Clint…pardon, Emmanuel Macron.

Ed ecco che gli effetti delle primarie socialiste potrebbero perfino entrare in casa nostra. Ecco cosa comporta la vittoria Benoît Hamon.

Non credo ne sia Valls la pena.

Andrea Bonucci

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