Le Invasioni dei Bar-Bari #5

Le differenze culturali sanno essere meravigliose: entri al bar e trovi matrone estere che parlano fitto fitto con quelle nostrane cercando di convincerle a mettere una spolverata di curry sulle patate al forno. Dietro di loro, un tipo biondissimo perfettamente integrato nella realtà romana (infatti si sta facendo i cavoli loro ascoltando come fosse parte integrante della discussione) scuote la testa deciso mormorando ad un invisibile ma presente pubblico “semi di finocchietto, no curry, no rosmarino, a mamma prende coccolone se metto curry e non finocchietto”.

Entra una ragazza giovanissima con un viso dolcemente brufoloso che mangia un gelato. Sono appena arrivato e attacco fra mezz’ora, che se la prenda pure Der Führer con lei: la mia attenzione è tutta concentrata sul “te prego, non fartelo cadere che il pistacchio dalla camicia bianca si toglie ma quella cosa che pare gusto Nutella e Crauti, decisamente no”, prima di passare velocemente al pancione da 38esima settimana che porta felice. Uno scambio di sorrisi. Una signora a fianco, forte di una laurea appena conseguita alla libera Università Della Stronzaggine, dice ad alta voce: – Aò, guarda che fanno pe avecce la cittadinanza, pòraccio quello che c’è rimasto buggerato.

Sto per replicare una cosa invero poco carina, la ragazza mi precede. – Ma pòraccio sarà quello che se deve sveja’ tutte le mattine co ‘na faccia da cazzo come la tua dentro ar letto. La signora accusa il lessico familiare, e rimane un filo interdetta: si aspettava qualcosa di più esotico che essere insultata da una al massimo di Garbatella. Mentre bofonchio un “… e questo chiude la questione” al posto dell’insulto che avevo in mente, il ragazzo del finocchietto decide evidentemente che è giunto il momento di recarsi di corsa a casa a cucinare, e tenta di guadagnare la cassa facendosi largo a spallate tra la gente. Non c’è neanche bisogno che specifichi chi fa inciampare.

Quanto meno, ora la mia camicia è molto più allegra: pronta per il Carnevale di Rio. – Mi scusi… Non l’ho fatto apposta… Le camicie si ricomprano, ma le occasioni per avere scambi culturali di pura idiozia si contano sulle dita di una mano, non posso lasciarmele scappare: – Non è vero, ti ho visto che mi seguivi e aspettavi il momento giusto per attentare all’integrità del mio outfit, confessa! Chissà quanti altri gelati di riserva hai in borsa! Mi guarda, rimane un attimo a fissarmi, poi sorride. – Lo so, sto in cura, sono una zozzatrice seriale ma ne esco, giuro! – mette una mano in borsa cercando di reprimere una risata – Che, me la compri ‘na penna? Pe’ la comunità! E rido come uno scemo. Olivia, 21 anni. Sarà una bimba e la chiamerà Giovanna, come la nonna.

Paolo Palladino

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