Finalmente La la land!

Lo state ancora canticchiando, non è vero? Il ritmato motivetto che si è insinuato nella vostra testa con tanta facilità, che vi ha condotti fino alla macchina nel parcheggio del cinema, dove avete sperato di assistere ad una scena simile a quella iniziale del film. È uno degli effetti di La La Land, il nuovo film musical di Damien Chazelle, arrivato (finalmente) nelle sale italiane giovedì scorso.

 Partiamo dal titolo. La La land, oltre ad un rimando alla magica L.A., Los Angeles, alle stelle di Hollywood e quindi alla casa dei musical per eccellenza, la parola si definisce come «stato mentale euforico e sognante, distaccato dalla dura realtà», un mood che alcune scene della pellicola ricalcano alla perfezione. La Los Angeles in cui ci troviamo catapultati non è la classica caricatura della città immersa nel traffico e nella nevrosi dei californiani, ma è una città romantica, che cambia sfaccettatura velocemente e dolcemente allo stesso tempo. I colori non sono quelli pastello degli anni ottanta, anche se, nelle scene più romantiche, il cielo dalle sfumature rosee-violacee non manca mai, senza essere stucchevole. A vivacizzare l’atmosfera sono i costumi – non a caso, il film è candidato agli Oscar anche in questa categoria – ricchi di abitini anni cinquanta, scarpette da tip tap e cravatte stravaganti.

 La trama è un richiamo all’antichità, alla storia della musica e del cinema passato, tra una canzone jazz e un classico rivisto al cinema, e tra questi un Ryan Gosling compositore, ballerino, ma soprattutto musicista e una Emma Stone attrice alle prime armi, sognatrice e barista nel Cafè delle star hollywoodiane che ogni giorno le sfilano davanti. Tutto è lì davanti ai loro occhi, materia per due grandi sogni (quelli di Sebastian e Mia) che ancora devono essere realizzati. Ed è qui la chiave del film dalle sembianze spensierate e leggere, ma dal contenuto corposo, nonostante le scene si susseguano con facilità e velocità: l’insicurezza. Della propria vita, del futuro, dei sogni, che per quanto realistici a volte sono destinati a rimanere tali. E l’insicurezza, spesso fa a pugni con l’angoscia, l’ansia di non riuscire, la paura e il giudizio degli altri. Quest’ultimo soprattutto è un tema ricorrente: la paura di non piacere, di essere criticati o addirittura ignorati.

 Il merito di Damien Chazelle è di aver saputo coniugare, congiungere e toccare anche il tema della solitudine, in un film che parla di una storia d’amore senza essere sdolcinata né spensierata, ma che si lascia vivere,  passo (da ballo) dopo passo, su una serie di canzoni coinvolgenti nel ritmo e divertenti nei testi. Per questo, La la land trasmette anche una sensazione di malinconia, realizzata attraverso la rappresentazione della quotidianità, come locali accattivanti che chiudono per fare spazio alle nuove mode, o platee vuote a prime teatrali, qualcosa che ci turba nel profondo, ma che fa inevitabilmente parte delle nostre vite. In La la land ritroviamo un po’ di Cantando sotto la pioggia e di Un americano a Parigi, senza mai dare l’impressione di essere scopiazzato, ma piuttosto, il risultato finale è davvero qualcosa di autentico. Anche nel finale inaspettato.

 Per fare questo, ovviamente, non si può biasimare la scelta dei due attori, che dopo la prima scena corale, classica e coinvolgente, diventano davvero gli unici protagonisti della pellicola. Sia Gosling che la Stone sono perfetti anche nelle loro imperfezioni, fin dall’inizio la chimica e l’attrazione tra i due è palese e si manifesta nel modo più genuino: l’antipatia che provano l’uno per l’altra, rendendo il film anche esilarante in alcune scene. Un musical coinvolgente e trascinante, adatto a tutti e che lascia spirito e mente liberi di perdersi nei propri sogni, senza staccare troppo i piedi da terra. Ancora non siete convinti?! Ascoltate la playlist delle canzoni allora, il ritmo vi rapirà e vi trascinerà verso il cinema più vicino!

Francesca Lanzillotta

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