A Destra e a manca

Ovvero: perché i partiti dell’estrema destra potranno arrivare primi, ma non potranno vincere

Mentre a Washington, tra il Campidoglio e il Lincoln Memorial, sulle note della Marcia Imperiale di Guerre Stellari, si insediava il presidente Donald Trump, in Europa, a Coblenza si riunivano i capi della destra europea. Delle destre, perché c’erano proprio tutti: i radicali, i conservatori, gli xenofobi, i nazionalisti, i regionalisti, i protezionisti, gli ultraliberali e gli antieuropei. In breve: c’erano tutte le forze politiche di forte opposizione che protestano allo stesso modo di Iglesias, Tsipras e Mertens, ma anziché col pugno chiuso lo fanno col braccio teso. Una riunione quella del congresso di Coblenza che apre l’anno della possibile e definitiva affermazione delle forze di destra radicale nel Vecchio, ed oramai anche rimbambito, Continente. Dopo un 2016 di spettacolari pali e incredibili traverse, il 2017 potrebbe essere l’anno del golden goal per Le Pen et compagnie.

Così parrebbe. Così potrebbe. Così non sarà.

Attenzione, anzi “ACHTUNG” come piace dire agli amici di Coblenza: i risultati che otterranno tutti, o quasi, i partiti presenti al meeting tedesco saranno encomiabili, sintomatici e sorprendenti, ma difficilmente porteranno i loro leader nella stanza dei bottoni. Per colpa delle banche massoniche? Dei lobbisti gay? Degli hacker ebrei? Dei poteri forti? No, per colpa degli stessi leader che tanti successi elettorali hanno garantito e garantiranno nei prossimi mesi ai loro partiti. Procediamo con ordine e disciplina, che piacciono molto da queste parti.

ITALY-ENF-POLITICS

Marine Le Pen è il leader del Fronte Nazionale, primo partito di Francia, e candidata alle elezioni presidenziali del prossimo aprile. La figlia del vegliardo Jean Marie potrebbe anche sfiorare il 30% dei consensi, ma, salvo probabili suicidi smottamenti nel Partito Socialista o possibili derive soporifere nel centrodestra, non dovrebbe riuscire ad imporsi al ballottaggio. Troppa retorica antieuropeista spaventa gli agricoltori che campano di P.A.C., troppe fiammate anti euro spaventano i pensionati e troppe sparate anti musulmane non convincono appieno le possibili vittime del fondamentalismo islamico.

Fra Le Pen e chiunque, per ora, i francesi manderebbero il chiunque all’Eliseo.

Frauke Petry è da un paio d’anni il capo di Alternative für Deutschland, il partito che dopo i successi a macchia di leopardo in svariati länder, sembrerebbe convincere il 13% dei tedeschi. L’AfD deve l’uscita da anni di percentuali da prefisso telefonico al massiccio afflusso di “rifugiati” in Germania. Se non fosse noto il gusto tutto teutonico per le proposte di destra estrema, verrebbe quasi da pensare che gli immigrati votino per Petry. Dove ci sono migranti AfD cresce e i migranti sono quasi ovunque. Eppure quel 13%, che un nuovo attentato potrebbe gonfiare perfino al 18%, non condurrebbe mai Petry al governo. Il sistema proporzionale tedesco spinge a larghe, spesso larghissime, intese che lascerebbero, con ogni combinazione possibile, AfD all’opposizione. Fra Petry e chiunque, per ora, i tedeschi manderebbero il chiunque al Bundeskanzleramt.

Geert Wilders è il presidente del Patrij voor de Vrijheid, ovvero il Partito della Libertà che da anni, dondolando fra l’antifascismo, il sionismo, il liberalismo sociale e l’antislamismo è finito anche al governo dei Paesi Bassi per qualche anno. Una destra strabica quella olandese che in tempi spastici come questi finisce per essere prima, con circa il 21% dei voti, in vista delle imminenti elezioni parlamentari. Wilders sembrebbe essere non solo il più grillino dei presenti a Coblenza, ma anche il più favorito del clan. Eppure stanno per menare il clan per L’Aia. Nella capitale del Regno dei Paesi Bassi sembrerebbe essere già pronta una suicida ammucchiata fra liberali, laburisti e verdi pur di evitare il ritorno in pompa magna del PvV ai vertici dello stato più potente del Benelux. Fra Wilders e chiunque, per ora, gli olandesi manderebbero il chiunque al Catshuis.

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Matteo Salvini è il segretario politico della Lega Nord. Da qualche anno ha raddoppiato i consensi del suo partito prosciugando quelli dei suoi alleati riducendo il peso della sua coalizione dal 31% al 28%. Nei prossimi mesi, con la fatale complicità di sbarchi e terremoti, può fare anche di meglio: può calare. Fra Salvini e chiunque, per ora, gli italiani manderebbero il chiunque Palazzo Chigi. Anzi, siamo avanti: già abbiamo il chiunque a Palazzo Chigi.

Ricapitolando, sebbene Le Pen, Petry, Wilders e Salvini otterranno sicuramente ottimi risultati, difficilmente riusciranno a finire al potere. Per governare, si sa, più che estrema destra ci vuole estrema destrezza.

 

Andrea Bonucci

(@AndreaBonucciUE)

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