Miss Peregrine – la casa dei Burton speciali

Facciamolo subito, così ci togliamo il pensiero e non ci viene la tentazione dopo.
“Non è il miglior Burton”, “Non è un capolavoro”, “Girato bene ma…”

Tim Burton è ormai da parecchi anni oggetto delle critiche di tutto il mondo per il suo apparente declino. Eppure, quali sono i suoi ultimi film? “Dark Shadows”, che è l’esatto opposto di un’opera minore. “Frankenweenie”, davvero un ottimo lavoro. E poi il massacrato “Big Eyes”: “non è il suo stile”, “poco ispirato” eccetera. Se non l’avesse diretto Tim Burton probabilmente sarebbe piaciuto a tutti.

E ora “Miss Peregrine”. Mentre a “Big Eyes” imputavano la perdita dello stile burtoniano, qui ci si deve ricredere. Ritroviamo tutti gli elementi che hanno caratterizzato il suo cinema. L’emarginazione, le ambientazioni gotiche e fiabesche, la stop motion. Insomma, tutto ciò che abbiamo imparato ad amare in 30 anni di carriera.

“Miss Peregrine” è, per quanto lo stesso Burton non ami questa espressione, un film per ragazzi e ha ambizioni da blockbuster. Sono due caratteristiche che di solito conducono a film piatti, senza emozione e che hanno ben poco da dire.

In questo caso invethumbnail_miss-peregrine-gemelli-inquietantice ci troviamo di fronte a un’opera visivamente esaltante, che in più di un momento tocca tematiche universali e in modo non banale. Su tutte il concetto di Tempo, uno dei più trattati in tutta la storia del Cinema, un’arte che fa del tempo la sua stessa ragion d’essere.

Questi stravaganti personaggi sono confinati in un lop temporale che gli consente di vivere all’infinito sempre lo stesso giorno, nel 1943, poco prima che la loro casa venga bombardata dagli aerei tedeschi. È interessante come, nonostante ritorni più volte la loro presenza all’interno del film, i nazisti non siano mai rappresentati.

Ma dei mostri ci sono e fanno anche paura. Vengono chiamati “Vacui” e non hanno occhi, ma un aspetto terrificante e una grande bocca dai denti affilati. Utili, ironia della sorte, a mangiare gli occhi dei “ragazzi”.

Tralasciando il personaggio di Samuel L. Jackson, unico vero difetto del film, insieme a una sceneggiatura non sempre all’altezza, questi esseri mostruosi funzionano egregiamente sullo schermo e Tim Burton non esita a mostrare scene anche abbastanza violente. Ed è meraviglioso come vengono sconfitti nel finale, a suon di palle di neve, zucchero filato e caramelle gommose.thumbnail_miss-peregrine-sogni-proiettati

Ma ciò che colpisce di più sono proprio i “ragazzi speciali”. È difficile non provare anche solo un minimo di simpatia per quel mondo e quei personaggi, che sono la vera forza del film. Accettare chi è diverso e saperne cogliere i lati positivi non è un messaggio poi così scontato.

Non hanno super poteri, essere speciali è parte di ciò che sono, non fanno finta di essere dei supereroi: sono semplicemente dei bambini che hanno della capacità particolari. È un aspetto che mi ha colpito molto di questa storia: le loro peculiarità sono un qualcosa che va accettato, non caratteristiche negative”.

Un po’ come accadeva in “Big Fish”, che in quanto ad atmosfere e invenzioni fantastiche ricorda “Miss Peregrine”.

Identifico me stesso come una persona, non ho mai pensato di avere uno stile, semplicemente amo quello che faccio. Questo è il motivo per cui non vado su internet a cercare notizie su di me: è un’esperienza strana trasformarsi da essere umano in una cosa, quindi cerco di non farci caso e di non pensare a quello che ho fatto in passato. Per quanto riguarda questo progetto in particolare, tutti gli elementi giusti erano lì ad aspettarmi: è qualcosa che mi ha parlato”.

Chiaro, non serve aggiungere altro.

Claudio De Angelis

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