Berlino a un doppio filo

Siamo a Berlino, in una zona nevralgica della città: non solo nel cuore della ex- Berlino Ovest, ma davanti la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, storica Chiesa monumento della Seconda Guerra Mondiale. La piazza è piena di turisti e non, anche perché lì è allestito un tipico mercatino di Natale. Ma la zona è anche strategica per via della sua vicinanza a una strata principale che porta verso il celebre zoo di Berlino e a un via di negozi molto trafficata. È qui che poco dopo le venti un camion irrompe provocando 9 morti, che troppo presto diventano 12, e 48 feriti.

In un tweet la polizia tedesca parla di attacco premeditato mentre, in un’intervista al canale tesdesco ARD, il ministro degli interni Thomas de Maizière invoca cautela nel parlare di terrorismo nonostante ciò sia probabile. Una prima polemica però riguarda l’assenza di protezioni che contenessero la velocità accumulata per la grande Budapester Straße, strada d’altro canto a numerose corsie difficile da delimitare. Le modalità della tragedia ricordano, non a caso, quelle di Nizza sulla Promenade des Anglais che ha provocato oltre 80 morti. I siti di propaganda del sedicente Stato Islamico infatti incitano i lupi solitati a commettere atti violenti, fornendo istruzioni su come perpetrarli con queste modalità. Tuttavia restano ancora da chiarire ulteriormente le dinamiche e i responsabili.

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A bordo del camion, che prestava regolare servizio di consegne, è stato trovato il cadavere di un uomo polacco, mentre un secondo uomo è stato arrestato. Secondo il proprietario della società a bordo ci sarebbe dovuto essere solo il defunto, suo cugino, e che questi non avrebbe mai compiuto un simile gesto. Sembra probabile quindi che il veicolo sia stato sequestrato e dirottato dal secondo uomo, un giovane ventenne di origini pachistane entrato in Germania a Febbraio e ospitato in un centro accoglienza.

Il giornale polacco Money ha intervistato un dirigente della compagnia che ha segnalato che il mezzo era stato acceso a più riprese nel pomeriggio senza però muoversi, ipotizzando che l’attentatore evesse voluto prima prendere confidenza con l’automezzo. Ciò sembra coerente con la ricostruzione dei parenti dell’uomo che confermano di non aver più avuto sue notizie dal pomeriggio. Ora l’attenzione è diretta quindi sul profilo del secondo individuo, cosa non semplice da tracciare data la difficoltà di identificazione dei migranti, che spesso forniscono diverse identità ai centri di accoglienza.

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Se le informazioni su di lui saranno accertate dovremo aspettarci una nuova ondata di polemiche. Infatti questo episodio è l’ultimo di una serie che ha puntato i riflettori sul problema immigrazione in Germania: dalle molteplici molestie a Capodanno a Colonia, all’esplosione al festival musicale di Ansbach a luglio, all’arresto di un dodicenne iraniano che tentava di deflagrare un ordigno artigianale pochi giorni fa. Indubbiamente partiti d’opposizione a quello di Angela Merkel come Alternative für Deutschland sfrutteranno il clima di tensione a proprio vantaggio alle imminenti elezioni in autunno.

Questo evento ci lega a un doppio filo: Il primo su come approcciare l’emergenza migranti sapendo discernere chi merita accoglienza da chi è potenzialmente pericoloso. Il secondo su come coordinarci nella gestione del conflitto Siriano e delle sue implicazioni internazionali, tra cui l’omicidio dell’ambasciatore russo in Turchia di cui ancora attendiamo di comprendere le gravi conseguenze.

            Beatrice Fabri

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