Sud Sudan: rischio genocidio

L’ONU invia i Caschi Blu per proteggere la popolazione civile.

“Non intervenire in Ruanda è stato uno dei grandi rimpianti del mio mandato” così si esprimeva nel 2014 Bill Clinton rievocando gli eventi che vent’anni prima avevano sconvolto il mondo: la guerra civile che in poco più di 100 giorni aveva portato alla morte di quasi un milione di persone, in gran parte civili,  in quello che è stato un vero e proprio tentativo di “pulizia etnica”.

Ora la storia sembra aver riavvolto i nastri del tempo cambiando però arena: siamo sempre nel continente africano ma questa volta in Sud Sudan, un giovane Stato dilaniato da tre anni di guerra civile.

Nato il 9 luglio 2011 dopo essersi reso indipendente, tramite referendum, dal Sudan, si è trovato nella difficile condizione di dover ripartire dopo 22 anni di guerra civile tra la popolazione mussulmana del nord e quella cristiana del sud. Raggiunta l’indipendenza infatti le due etnie principali del neo-Stato, dinka e nuer, si sono ritrovate sull’orlo di un nuovo scontro.

Sud Sudan 1.jpg

La scelta del neo-eletto presidente del Sud Sudan Salva Kiir, di origine dinka, di nominare come suo vice un esponente dell’altra etnia,  Rieck Machar, aveva lo scopo di riempire la frattura tra questi due popoli.

A poco sono serviti questi sforzi: infatti le tensioni rimaste sopite per qualche anno, sono tornate a galla alla fine del 2013 quando, alcune provocazioni perpetrate da membri della fazione del presidente, hanno portato all’insurrezione dei militari di origine nuer guidati dallo stesso Machar.

Dopo due anni di massacri una fragile tregua è stata stipulata fra le parti con lo scopo di riformare un governo di unità nazionale: il leader ribelle, Machar sarebbe dovuto rientrare nella capitale e riassumere il suo ruolo di vicepresidente. Le reciproche diffidenze e le divisioni in seno al parlamento hanno impedito la nomina di un nuovo presidente. Inoltre le continue violazioni, compiute da ambedue le parti, non hanno fatto compiere passi avanti sulla via della pace. sud sudan.jpg

Le Nazioni Unite, presenti sul territorio già dal momento di creazione del nuovo Stato, hanno deciso di rinforzare la missione in Sud Sudan, UNMISS, inviando 4000 caschi blu con il compito di proteggere la popolazione civile e per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali. Dal canto loro gli Stati Uniti hanno iniziato a gettare le basi per porre un embargo al commercio di armi verso il giovane Stato africano.  Il timore è che la violenza possa abbattersi ancora più duramente sulla popolazione, già vessata dai lunghi anni di guerra, sfociando in genocidio.

Roberto Rendina

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