Same Old Basquiat

Jean-Michel Basquiat, di cui sono attualmente in mostra più di 140 opere al Mudec di Milano, è un artista poliedrico ed anche un personaggio molto chiacchierato negli ultimi decenni.

Appartenente ad una New York in cui le componenti etniche e culturali più svariate avevano dato luogo al cosiddetto “meltin pot” americano, Basquiat si fa carico, tramite la sua arte, di un’ampia critica alla società contemporanea. La sua non è stata quella che si può definire una vita facile: “homeless” per scelta, trascorre la sua vita per strada tra la droga e i graffiti, avendo come sogno nel cassetto la voglia di diventare famoso.

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L’interesse per il disegno lo ha sempre manifestato fin da piccolo, ma con l’adolescenza il desiderio di esprimere ciò che ha dentro si amplifica. Il successo giunge presto, la sua scalata alla vetta però è il preludio della sua altrettanta veloce fine: l’artista viene ritrovato morto per overdose alla giovane età di ventisette anni.

Ma cosa contribuì a garantire un successo senza precedenti, in grado di oltrepassare il tempo e lo spazio, a questa lucente meteora?

Complice, senz’altro, è stata la sua morte prematura, che lo ha coronato nell’eden tra gli eterni giovani (da ricordare personaggi come Janis Joplin, James Dean, Jim Morrison etc.), contribuendo ad avvolgere la sua figura in un aurea di leggenda.

Ma la risposta va ben oltre ed è piuttosto semplice: Basquiat piaceva, e piace tuttora, perché è spontaneo e diretto. I suoi quadri sono un esplosione di colore e rabbia che traspare nei tocchi rapidi e veloci che imprime sulla tela. Chi lo conosceva, tra cui l’amico e mentore Andy Wharol, ammette di essere stato quasi invidioso della rapidità con cui creava arte.GetAttachmentThumbnail.jpg

Il suo carattere vulcanico, unito ad una particolare fragilità, ha consentito all’artista di avere un certo grado di sensibilità e di essere in grado di trasmetterla attraverso le sue opere. Sperimentando tecniche avanzate, tuttora utilizzate in pittura, è in grado di accostare diversi elementi tra cui l’uso fondamentale della parola (direttamente derivante dall’abitudine di fare graffiti) che trascende il significato stesso del linguaggio e si unisce alla pittura.

Spesso si accusa – inutile sottolineare, ingiustamente – Basquiat di realizzare le sue figure come se a dipingere fosse un bambino. Del resto, pure Pablo Picasso una volta nella sua vita disse:“A tredici anni dipingevo come Raffaello. Ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino”.

L’ arte di Basquiat è volutamente primitiva, quasi tribale; infatti è come se l’artista volesse parlare direttamente con il nostro io più recondito, per dimostrarci che in fondo siamo tutti uguali, siamo tutti umani.

Giorgia Nicchiarelli

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